Rai: le nuove nomine dei direttori e stato di salute della tv pubblica

Il consiglio di amministrazione Rai ha approvato le nomine dei direttori di rete, ma come sta davvero la tv pubblica?

Il consiglio di amministrazione della Rai ha nominato i nuovi direttori di rete, tra nomi conosciuti e pressioni politiche più o meno evidenti.

Teresa De Santis sarà la prima donna a dirigere Rai Uno: giornalista e funzionaria Rai, era già stata vicedirettrice di Rai Uno con Fabrizio Del Noce. Carlo Freccero è invece uno dei più noti manager televisivi italiani: 71 anni, svolgerà l’incarico a titolo gratuito, in quanto pensionato e torna a dirigere Rai Due, dopo averlo già fatto dal 1996 al 2002. Rai Tre invece conferma Stefano Coletta, che ha iniziato in Rai nel 1991 come conduttore di programmi radiofonici. Direttore di Rai Sport sarà invece Auro Bulbarelli, mentre ad Antonio Preziosi spetta Rai Parlamento. Come previsto, le nomine sono state proposte dall’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini.

Tante sono state le polemiche nate lo scorso luglio per la nomina dell’amministratore delegato e attorno alla figura del controverso presidente Rai Marcello Foa, ma in apparenza la tempesta sembra passata: come previsto, le nomine sono state approvate e i contrasti sono stati appianati. Se però si vanno ad analizzare i dati economici disponibili riguardanti lo stato di salute della Radiotelevisione Italiana, la situazione non sembra così rosea.

Confrontando i dati dei primi sei mesi del 2018 con quelli dello stesso periodo 2017, si nota una situazione di sofferenza dei conti. Un anno fa, nel giugno 2017, i ricavi della Rai segnavano poco più di 1 miliardi 335 milioni di euro, mentre nel giugno 2018 sono scesi a quasi 1 miliardi 310 milioni di euro. Un anno di distanza e una differenza di 25 milioni di euro. Scendendo nel dettaglio, le voci di entrata sono in calo: la più consistente è costituita dal canone. Nel giugno 2018 i versamenti arrivano a 886,7 milioni di euro, mentre nel 2017 hanno raggiunto 895,3 milioni di euro. Altra voce di entrata importante è la pubblicità: nei primi mesi del 2017, ha raggiunto i 344,1 milioni di euro, mentre nella prima parte del 2018 si è fermata a 329,2 milioni di euro.

Da considerare sono anche le uscite, che in parte sembrano diminuite: nella semetrale 2017 infatti le uscite per i costi esterni sono state pari a 543,5 milioni di euro, mentre nel 2018 sono diminuite a 525,8 milioni di euro. Tuttavia i costi per il personale sono aumentati di 4,2 milioni di euro nel 2018. Un dato, questo, che potrebbe intaccare l’utile di Bilancio 2018: nel Bilancio 2017, la Rai infatti aveva chiuso in utile per soli 14,3 milioni di euro. E quest’anno il dato potrebbe essere ancora più esiguo, forse troppo per una grande azienda come la Radiotelevisione Italiana.

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