Banche, i FinCEN Files svelano gli istituti coinvolti in “riciclaggio e servizi ai criminali”: ecco quali sono

Una grande inchiesta condotta dall'ICIJ rivela quello che viene definito il ruolo delle banche globali nel “riciclaggio di denaro su scala industriale e lo spargimento di sangue e la sofferenza che ne derivano”

“Le banche globali sfidano la repressione statunitense servendo oligarchi, criminali e terroristi”. Un titolo così non lascia molto spazio ad interpretazioni.

È il nome dato all‘inchiesta giornalistica condotta dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), che rivela quello che viene definito il ruolo delle banche globali nel “riciclaggio di denaro su scala industriale e lo spargimento di sangue e la sofferenza che ne derivano”.

Documenti segreti del governo Usa noti come FinCEN Files rivelerebbero che alcuni dei più grande gruppi bancari avrebbero sfidato la “repressione” del divieto di riciclaggio di denaro spostando somme “sconcertanti” di denaro illecito destinate a personaggi e reti criminali che avrebbero diffuso il caos e minato la democrazia in tutto il mondo. Documenti che offrono una visione che viene definita “senza precedenti” di un mondo segreto di banche internazionali, clienti anonimi e, in molti casi, crimini finanziari.

Le agenzie statunitensi responsabili dell’applicazione delle leggi sul riciclaggio di denaro raramente perseguono le grandi banche che violano la legge e le azioni che le autorità intraprendono a malapena rallentano il flusso di denaro “saccheggiato” che si riversa nel sistema finanziario internazionale.

Quali sono le banche coinvolte

In alcuni casi, spiega l’ICIJ, le banche avrebbero continuato a spostare fondi illeciti anche dopo l’avvertimento di possibili procedimenti penali se non avessero interrotto immediatamente i propri affari con mafiosi, truffatori o regimi corrotti. I registri mostrerebbero che cinque banche globali avrebbero continuato a trarre profitto da personaggi potenti e pericolosi anche dopo che le autorità statunitensi le avevano multate per precedenti fallimenti nel contenere flussi di denaro sporco. Si tratterebbe di:

  • JPMorgan
  • HSBC
  • Standard Chartered Bank
  • Deutsche Bank
  • Bank of New York Mellon.

Il caso JPMorgan

JPMorgan, la più grande banca con sede negli Stati Uniti, avrebbe spostato denaro per persone e aziende legate al massiccio “saccheggio” di fondi pubblici in Malesia, Venezuela e Ucraina. La banca avrebbe spostato più di 1 miliardo di dollari per il finanziere latitante dietro lo scandalo 1MDB della Malesia. I registri mostrerebbero più di 2 milioni di dollari per la compagnia di un giovane magnate dell’energia accusata di aver ingannato il governo del Venezuela e aver contribuito a causare blackout elettrici che hanno paralizzato gran parte della nazione.

I registri dimostrerebbero anche che JPMorgan avrebbe elaborato più di 50 milioni di dollari di pagamenti in un decennio per Paul Manafort, l’ex responsabile della campagna del presidente Donald Trump. La banca avrebbe effettuato almeno 6,9 milioni di dollari in transazioni a Manafort nei 14 mesi successivi alle dimissioni dalla campagna elettorale in mezzo a un turbinio di accuse di riciclaggio di denaro e corruzione generate dal suo lavoro con un partito politico filo-russo in Ucraina. Le transazioni “contaminate” avrebbero continuato a crescere sui conti di JPMorgan nonostante le promesse della banca di migliorare i controlli sul riciclaggio di denaro nell’ambito degli accordi raggiunti con le autorità statunitensi nel 2011, 2013 e 2014.

JPMorgan ha replicato che era legalmente vietato discutere di clienti o transazioni. Ha affermato di aver assunto un “ruolo di leadership” nel perseguire “indagini proattive guidate dall’intelligence” e nello sviluppo di “tecniche innovative per aiutare a combattere la criminalità finanziaria”.

Anche HSBC, Standard Chartered Bank, Deutsche Bank e Bank of New York Mellon avrebbero continuato ad effettuare pagamenti sospetti nonostante promesse simili alle autorità governative.

I FinCEN Files includerebbero più di 2.100 segnalazioni di attività sospette presentate da banche e altre società finanziarie presso la Financial Crimes Enforcement Network del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, agenzia di intelligence al centro del sistema globale per combattere il riciclaggio di denaro.

La fuga di notizie di BuzzFeed

È stato BuzzFeed News a ottenere le registrazioni e a condividerle con l’International Consortium of Investigative Journalists, che ha coinvolto un team di oltre 400 giornalisti di 110 testate giornalistiche in 88 Paesi per indagare sul mondo delle banche e del riciclaggio di denaro.

In tutto, l’analisi ICIJ rileva che i documenti identificherebbero più di 2 trilioni di dollari di transazioni tra il 1999 e il 2017 che sarebbero state contrassegnate dai funzionari di conformità interna delle istituzioni finanziarie come possibile riciclaggio di denaro o altre attività criminali, inclusi 514 miliardi a JPMorgan e 1,3 trilioni a Deutsche Bank (peraltro già nel mirino della Procura di New York per le ingenti somme prestate al presidente Usa Trump).

Le segnalazioni di attività sospette riflettono le preoccupazioni di chi esercita attività di controllo all’interno delle banche e non sono necessariamente prove di condotta criminale o altri illeciti. Sebbene una quantità enorme, i 2 trilioni di dollari in transazioni sospette identificate in questi documenti sono solo “una goccia in una mare molto più grande di denaro sporco che sgorga dalle banche di tutto il mondo”.

Cosa dicono i FinCEN Files

I file FinCEN rappresentano meno dello 0,02% degli oltre 12 milioni di rapporti di attività sospette che le istituzioni finanziarie hanno presentato a FinCEN tra il 2011 e il 2017. Le segnalazioni di attività sospette, insieme a centinaia di fogli di calcolo pieni di nomi, date e cifre, segnalano i clienti bancari in più di 170 Paesi identificati come coinvolti in transazioni potenzialmente illecite.

Oltre a vagliare i file FinCEN, ICIJ e i suoi media partner hanno ottenuto più di 17.600 altri documenti da addetti ai lavori e informatori, fascicoli giudiziari, richieste di libertà di informazione e altre fonti. Il team ha intervistato centinaia di persone, tra cui esperti di criminalità finanziaria, funzionari delle forze dell’ordine e vittime di reati.

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