Vicepresidente V Commissione Bilancio Camera Buompane a TLB su “manovra del popolo”

(Teleborsa) – Giuseppe Buompane, 36 anni, avvocato, parlamentare del Movimento 5 Stelle eletto nel Collegio di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, e vicepresidente della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati dal 21 giugno 2018, concluso il complesso iter che ha portato il 30 dicembre all’approvazione definitiva della Legge di Bilancio, ha rilasciato un’intervista a Teleborsa facendo il punto sulla cosiddetta “manovra del popolo”.

Onorevole Buompane, come vicepresidente della V commissione Bilancio, cosa pensa delle complesse vicende che hanno portato all’approvazione della “manovra”, delle proteste che lo hanno accompagnato e del ricorso presentato dal PD alla Corte costituzionale?

In tutta onestà ritengo quella delle opposizioni una polemica strumentale, una evidente strategia politica. Sia chiaro, è interesse di tutti che ci sia il più ampio confronto possibile in sede parlamentare, e per questa Legge di Bilancio, che reputo veramente rivoluzionaria, avrei auspicato maggior tempo per spiegarla meglio nell’ambito del dibattito in Parlamento. Le contingenze straordinarie erano, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Attribuire, però, responsabilità al Governo per i tempi stretti mi sembra non rispecchi la realtà dei fatti. Come sa il Governo ha avuto una prolungata interlocuzione con l’UE che ha portato alla chiusura dell’iter sulla procedura d’infrazione. Un lavoro svolto in maniera egregia da parte del Presidente Conte. La richiesta, poi, avanzata dalle opposizioni di rimandare il Disegno di Legge in Commissione il 28 dicembre avrebbe certamente portato il Paese in esercizio provvisorio. Era questo il loro vero obiettivo? Sembra evidente che le opposizioni, incapaci di sostenere un serio confronto su temi per loro scottanti quali la povertà, le pensioni, i risparmiatori truffati, abbiano tentato di giocarsi la carta del “buttarla in caciara” per poter poi dare la colpa al Governo.

Il suo partito, l’M5S, ha messo a punto una manovra che ha definito “del popolo”. Quali sono, secondo lei, le misure della Legge di Bilancio che più rispecchiano questa definizione?

Sicuramente il Reddito e la Pensione di Cittadinanza, “Quota 100” per superare la Fornero e il rimborso dei risparmiatori truffati. Sono tre provvedimenti di una manovra che contiene però al suo interno molto altro, come i maggiori investimenti pubblici, le risorse per l’innovazione, la sanità, la scuola. Tuttavia quei 3 provvedimenti assumono anche un valore simbolico perché si rivolgono direttamente a chi ha pagato più di altri il prezzo per le politiche di macelleria sociale portate avanti in questi anni. Chi è stato escluso dal mondo del lavoro e abbandonato dallo Stato, chi pur avendo lavorato una vita si è ritrovato dal giorno alla notte senza più diritti, e chi avendo risparmiato i soldi di una vita si è ritrovato a pagare i danni prodotti da affaristi senza scrupoli. Fino ad oggi a pagare è stato sempre il popolo. È giunto il momento che la bilancia torni in equilibrio.

Sul reddito di cittadinanza, definito dal Premier Giuseppe Conte come una “Battaglia di civiltà”, e sulla riforma della Legge Fornero, si è basata l’intera esperienza dell’attuale Governo fin dalle elezioni. Dopo la rimodulazione del testo e soprattutto delle coperture, in accordo con i paletti fissati dall’Ue, ci spiega come cambierà nei tempi e nei modi il l’applicazione del provvedimento?

In verità non cambierà nulla rispetto a quanto abbiamo sempre annunciato. Deve sapere che le risorse inizialmente stanziate erano tali da coprire il 100% della platea a partire dal 1 gennaio. Tuttavia abbiamo sempre detto che le misure sarebbero partite verso marzo. Si è trattato di un margine di sicurezza che ci siamo presi per essere sicuri di portare a casa misure per noi fondamentali. Nello specifico, secondo i tecnici sarebbe stato sufficiente stanziare risorse per coprire l’80% della platea, dato che non tutti concretamente aderiranno all’una o all’altra misura, ma noi abbiamo stanziato risorse per coprire il 90%. Inoltre, partendo a fine marzo, il costo per il 2019 del Reddito di Cittadinanza va ricalibrato su 9 mesi e non più su 12. Stesso discorso per Quota 100. Ecco da dove vengono fuori i risparmi che tuttavia non intaccano minimamente la portata delle misure.

Non solo reddito di cittadinanza: la manovra economica porta dei cambiamenti anche sul fronte della scuola, dell’università, della formazione e delle assunzioni. Innanzitutto, crede che su questi punti possa basarsi la futura crescita del nostro paese? Può spiegarci meglio cosa cambia in merito?

Abbiamo previsto un importante piano di assunzioni all’interno della pubblica amministrazione. Se vogliamo portare avanti un cambiamento in settori chiave della macchina dello Stato, penso ad esempio alla riforma della giustizia o alla digitalizzazione della PA, abbiamo bisogno di forze fresche. Per la scuola poi c’è l’estensione del tempo pieno su tutto il territorio, grazie anche all’assunzione di 2000 docenti. Per il 2019 abbiamo poi incrementato di 40 milioni il fondo per il finanziamento dell’università e verranno assunti anche 1000 ricercatori universitari.

L’aumento della pressione fiscale, secondo l’UpB, sarà fisiologico e si attesterà sul + 0,8% nel prossimo triennio per via delle misure tributarie contenute nella manovra. Sono previste imposte maggiorate per banche, assicurazioni, grandi gruppi della web economy; ma anche per i consumatori ed il mondo delle piccole e medie imprese. Non si rischia, in questo modo, di frenare i player più deboli? Ed il mondo produttivo in generale? E poi, secondo lei, esiste veramente il rischio recessione, come indicato dall’UpB?

Le imposte per i consumatori, ossia l’IVA, non aumenteranno, come invece previsto dalla scorsa Legge di Bilancio. Solo per scongiurare questo aumento abbiamo utilizzato 12,4 miliardi dei quasi 31 miliardi dell’intera manovra. Per quanto riguarda le imposte sulle imprese, chi ha una attività o è una partita IVA dal prossimo anno potrà iniziare a respirare. Abbiamo infatti previsto l’estensione del regime forfettario (o flat tax) fino a 65 mila euro con aliquota del 15%, che dal 2020 verrà estesa fino a 100 mila euro con aliquota del 20%, abbiamo previsto un’Ires al 15% per chi reinveste gli utili in nuovi macchinari o per fare assunzioni, abbiamo raddoppiato la deducibilità dell’Imu sugli immobili per le attività produttive, ridotto del 32% le tariffe inail ed esteso la cedolare secca al 21% per gli immobili commerciali. Inizierà invece a pagare chi finora è stato privilegiato o non ha addirittura mai pagato. Mi riferisco a banche e assicurazioni, alle quali abbiamo tolto delle ingiustificate agevolazioni, ai concessionari dell’azzardo per i quali siamo orgogliosi di aver aumentato le imposte e infine i colossi del web, per i quali abbiamo introdotto la web tax e che finalmente inizieranno a pagare qualcosa sui ricavi che fanno in Italia. Per quanto riguarda le preoccupazioni su una possibile recessione, si tratta di preoccupazioni che facciamo nostre. Se l’economia mondiale rallenta non possiamo di certo restare a guardare. Proprio per questo abbiamo insistito tanto per portare a casa una manovra espansiva, che rilanciasse la domanda interna, gli investimenti e abbassasse le tasse per le nostre imprese. In una fase congiunturale mondiale negativa sarebbe stato folle perseguire politiche restrittive.

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