Venezuela, “sparite” 20 tonnellate di oro. Dove sono finite?

(Teleborsa) – L’oro del Venezuela al centro di una storia alla 007. Venti tonnellate di metallo prezioso facenti parte delle riserve dello Stato a nord dell’America meridionale sarebbero sparite e possibili loschi traffici stanno interessando da giorni la stampa internazionale. Almeno da quando gli Stati Uniti, d’intesa con buona parte dell’Occidente industrializzato, hanno di fatto “congelato” le fonti di reddito del Presidente Maduro, al centro di un tentativo di golpe da parte del leader dell’opposizione Juan Guaidò che ha ricevuto un ampio appoggio internazionale.

E’ questo solo uno degli ultimi atti della triste storia del Venezuela, colpita da una crisi economica e politica senza precedenti. Il Paese sudamericano, da “iperinflazione al 150 mila per cento” (il denaro praticamente ha valore zero) e dalla caduta delle entrate dal petrolio, è ora è letteralmente in ginocchio. Il suo Presidente, Nicolas Maduro, sta tentando disperatamente di salvare il regime chavista svalutando la valuta locale, il bolivar, alienando oltretutto le ricche riserve auree del Paese. Al Governo di Caracas non é rimasto così che ricorrere all’oro, incrementandone l’estrazione e, si dice, trasferendolo subito illegalmente all’estero.

L’oro dalle casseforti di Caracas avrebbe un valore di 1,2 miliardi di dollari e Maduro starebbe tentando di metterle in salvo pressi Paesi ritenuti “amici”, come la Russia di Vladimir Putin e la Turchia di Erdogan. Voci “parlerebbero” anche di vendita delle riserve agli Emirati Arabi Uniti.

Nel “giallo dell’oro” ci sarebbe anche la vicenda di un aereo russo, a quanto si dice un Boeing 777-200ER della compagnia Nordwind Airlines specializzata in voli cargo e charter internazionali di proprietà dell’operatore turistico russo Pegas-Turistik, atterrato a Caracas all’Aeropuerto International de Maiquetìa Simon Bolivar, proveniente da Mosca Domodedovo. Il Boeing sarebbe giunto “vuoto”.

Ciò mentre un politico venezuelano asseriva che dalla banca centrale erano state prelevate 20 tonnellate di oro, pari ad un valore di 900 milioni di dollari, pronte per essere vendute all’estero. Una ricchezza che equivale a circa il 10% delle riserve auree del Venezuela che si aggirano in totale sulle 200 tonnellate.

Che fine avrebbe fatto questo carico di oro? La “storia” avrebbe qualche fondamento di verità? Nessuno lo sa, o almeno vuole o è in grado di raccontarla. Solo una ridda di ipotesi, nessuna certezza. C’è chi sostiene che, bloccata la via aerea per Mosca, l’oro non abbia “preso il volo”, ma sia stato frettolosamente caricato su una nave salpata nottetempo con destinazione Turchia, in ragione di un accordo siglato qualche tempo fa fra Caracas e Ankara per la manifattura dell’oro grezzo in lingotti presso la città di Corum, in Anatolia. E c’è anche chi, invece, ipotizza che l’aereo russo sia riuscito nella missione e abbia fatto tappa a Dubai per vendere questo carico negli Emirati Arabi Uniti.

Una cosa sola è certa, che Maduro, salvo sorprese, sia proprio all’ultima spiaggia. Verosimile che stia cercando disperatamente di “monetizzare” le ricchezze del Venezuela, magari solo a proprio vantaggio. L’oro di Caracas fa gola a tanti. Secondo il più recente rapporto del World Gold Council (l’Associazione industriale delle principali aziende minerarie aurifere fondata nel 1987, n.d.r.), gli acquisti di oro nel 2018 hanno raggiunto i massimi da 50 anni (+4% a 4,345 tonnellate) e quelli delle banche centrali sono letteralmente esplosi (+74% a 651 tonnellate), mentre fra i Paesi che hanno accumulato le maggiori riserve ci sono proprio Russia e Turchia.

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