Venezuela, Guaidò respinge il dialogo di Maduro. Venezuelani in piazza

(Teleborsa) – “Forze armate, ritrovate la vostra dignità”, “Maduro usurpatore”, “Guaido presidente”. Sono questi gli slogan impressi sugli striscioni dei migliaia di simpatizzanti dell’opposizione venezuelana che, ieri, guidati dall’autoproclamatosi presidente ad interim Juan Guaidò, hanno manifestato a Caracas per cercare di convincere l’esercito a ritirare il proprio sostegno al governo di Nicolas Maduro. “Non sparate su un popolo che si batte anch’esso per le proprie famiglie, questo è un ordine, soldati della patria” ha dichiarato Guaidò nel corso di un comizio tenuto nella piazza dell’Università della capitale.

Poco prima della manifestazione Guaidò ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dal quale era stato immediatamente riconosciuto come presidente ad interim. Secondo la Casa Bianca, Trump si è “congratulato con lui” per aver “assunto la presidenza” e i due “si sono messi d’accordo per restare in contatto regolare, per appoggiare il ritorno alla stabilità” del Venezuela. Posizioni che, in questo contesto, non fanno che avvalorare la tesi di Maduro che ha più volte denunciato l’esistenza di un golpe orchestrato da Washington. Proprio ieri Maduro ha lanciato un appello ai militari perché rimangano leali al regime, malgrado le promesse di amnistia lanciate da Guaidò. Ma sulla questione Guaidò non perde tempo. Oggi in un articolo a sua firma pubblicato sul New York Times ha affermato di aver avuto “incontri clandestini con membri delle forze armate e delle forze di sicurezza” aggiungendo che “il ritiro del sostegno militare da parte di Maduro è fondamentale per consentire un cambiamento nel governo e la maggioranza di quelli in servizio concorda sul fatto che i recenti travagli del Paese siano insostenibili”.

“Volete che a governare sia una marionetta dei gringo?”, ha chiesto Maduro ai giovani. Difronte alla volontà di Guaidò di creare un governo di transizione e indire elezioni generali libere, con l’appoggio di Usa, parte dell’America Latina e dell’Europa, Maduro ha risposto che le ultime presidenziali risalgono “a dieci mesi fa” e se gli “imperialisti” ne vogliono di nuove “non devono far altro che aspettare il 2025”, cioè la fine del mandato. Maduro si è anche detto pronto a “sedersi al tavolo dei negoziati con l’opposizione”, opzione respinta da Guaidò che parla di “falso dialogo”. Ma un accordo va trovato quanto prima. Al Paese servono siti umanitari e, secondo i dati forniti dall’Onu, in nove giorni di mobilitazione sono morte circa 40 persone a e altre 850 sono state ferite.

La posizione dell’Unione europea – Dopo che, sabato scorso, l’Ue, aveva annunciato “misure”, in caso di una mancata convocazione di elezioni in tempi brevi (l’ultimatum a Maduro scade sabato prossimo), il Parlamento Europeo voterà oggi una dichiarazione nella quale riconosce Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea Nazionale di Caracas, come presidente legittimo del Venezuela. Il testo della dichiarazione è stato negoziato dai due principali gruppi politici dell’Europarlamento, i socialisti e i popolari, e, nonostante il voto nella mini plenaria a Bruxelles sia previsto per le 12.20, il Ppe, sulla base dei numeri, dà già per avvenuta l’approvazione della risoluzione non legislativa.

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