Venezuela ad un passo dal tracollo. Maduro rincara la benzina del 6.000%

(Teleborsa) – E’ “stagflazione” pura in Venezuela, che si avvicina all’orlo del precipizio, costringendo il Presidente Maduro a varare un piano lacrime e sangue per il Paese in gravissima difficoltà economica e finanziaria. Una delle tante vittime del crollo del petrolio, tanto che il Venezuela era stato capofila degli oppositori al cambio di strategia dell’OPEC di lasciar fluttuare il prezzo.

Che il Venezuela stesse in una situazione già critica era cosa nota, ma il tracollo del prezzo del petrolio ha messo a dura prova tutti i Paesi produttori, mettendo in ginocchio quelli che presentavano maggiore fragilità.

Il 2015 si è chiuso con una caduta del PIL del 5,7% e con un’inflazione alle stelle +180%: una situazione che nei manuali di economia viene comunemente definita stagflazione e che si rivela pericolosissima, perché è difficile trovare una “cura”, almeno con strumenti convenzionali di politica economica e monetaria.

L’unica chance per un’economia in stagflazione? Bisogna ricorrere a profonde riforme strutturali. E invece il Governo di Caracas ha deciso di tamponare l’emorragia di entrate con misure drastiche, aumentando i prezzi dei carburanti di oltre il 6.000% e svalutando il cambio ufficiale della valuta locale (bolivar) del 37% per tamponare l’iperinflazione. C’è da dire però che il costo delle benzine resta bassissimo, meno di un litro di acqua minerale, godendo storicamente di massicce sovvenzioni. Il cambio ufficiale di 1 dollaro per 10 bolivar, invece, neanche si avvicina al cambio “in nero”, che viaggia attualmente su un rapporto di 1 dollaro contro 1.000 bolivar.  

E’ così che Maduro intende rispondere alla crisi che sta travolgendo il Paese, facendo appello alla pace sociale, dopo che l’ultimo aumento delle benzine nel 1989 fece scattare una rivolta.

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