Vendite al dettaglio a picco. Commercio: “Crollo annunciato. Servono misure anti-crisi”

(Teleborsa) – Nuovo crollo delle vendite al dettaglio ad aprile, mese in cui l’Italia era ancora in lockdown. Lo conferma l’Istat, segnalando che vendite hanno fatto segnare nel complesso una contrazione del 15,5% (- 26,3% rispetto ad un anno prima) e che hanno tenuto perlopiù le vendite di beni alimentari (+3,1% ) ed il commercio elettronico (+27,1%).

Confcommercio: “Un collo annunciato”

“Dato che conferma il crollo dei consumi anticipato dalla Congiuntura Confcommercio e che evidenzia, con grande chiarezza, le difficoltà delle imprese di minori dimensioni”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio

“Molte aziende – in particolare nei comparti abbigliamento, calzature, mobili e articoli sportivi – hanno conosciuto in due mesi un sostanziale azzeramento del fatturato, evento che mette a rischio la loro stessa sopravvivenza”, sottolinea l’associaizone dei commercianti, aggiungendo che “non meno critico è lo scenario per quelle che operano al di fuori dei negozi” (commercio ambulante).

Confesercenti: “Serve piano speciale per commercio di prossimità”

“Dati confermano un paese più povero, dove il risparmio precauzionale potrà portare a un downgrade della spesa da un punto di vista qualitativo e quantitativo, probabilmente con una maggiore incidenza dei prodotti di base, dei formati distributivi più economici, e la contestuale accelerazione delle vendite online”, sottolinea Confeserventi.

“In questo quadro, – spiega l’associazione dei dettaglianti – è a rischio la tenuta del tessuto di esercizi di vicinato, un valore economico e sociale. Per questo, tamponata l’emergenza, chiediamo un piano di rilancio dedicato al commercio di prossimità”. Fra i possibili strumenti segnala: detrazioni ad hoc per questa tipologia di attività, un intervento significativo sulla web tax per favorire un riequilibrio della concorrenza tra i canali distributivi, un recupero e rilancio della vivibilità e di freno alla desertificazione di centri storici e periferie, altre proposte per favorire l’innovazione e la moneta elettronica.

Coldiretti: “Rivalsa Made in Italy non risparmia crisi settore primario”

Commentando l’impennata dei generi alimentari, Coldiretti spiega che si tratta di un aumento “dovuto alla ricerca del rapporto personale di fiducia maggiormente garantito nei piccoli negozi, in un momento di grande incertezza, ma anche alla necessità di evitare lunghi spostamenti per rispettare le misure di sicurezza imposte e ridurre i rischi”.

“La filiera agroalimentare Made in Italy dai campi agli scaffali – sottolinea la Coldiretti – ha tenuto nonostante la tendenza all’accaparramento e al verificarsi di pericolose file che hanno provocato una impennata degli acquisti al dettaglio. Un risultato che tuttavia anche a causa di distorsioni e speculazioni non si è trasferito adeguatamente al settore primario, dove quasi sei aziende agricole su dieci (57%) stanno affrontando una situazione di crisi”.

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