Vaccini, Magrini (Aifa): per garantire la copertura al Sud del Mondo servono fino a 6 miliardi di dosi

(Teleborsa) – Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini, è tornato sulle parole di Mario Draghi sull’impegno dell’Italia a donare 15 milioni di dosi ai Paesi a basso reddito. In Europa e in Italia di vaccini anti Covid, ha spiegato Magrini in un’intervista al Corriere della Sera, ne “abbiamo più del doppio del nostro stretto fabbisogno e con i nuovi ordini europei, altri 1,8 miliardi di dosi Pfizer (oltre 250 milioni per l’Italia), arriviamo a oltre tre volte. Non è stato un errore. È stato il modo più giusto di affrontare l’emergenza, quando non si conosceva l’efficacia dei diversi vaccini. Ora la situazione è diversa e Mario Draghi ha già detto che doneremo 15 milioni di dosi”.

Una promessa che dovrà essere combinata con l’impegno del G7 di donare un miliardo di dosi, “dunque 500 milioni da parte dell’Europa e 60 o 70 milioni da parte dell’Italia. Verosimilmente avverrà nelle prossime settimane”, che secondo il direttore generale dell’Aifa non sarà comunque sufficiente a offrire una piena copertura ai Paesi del Sud del mondo per i quali “servono almeno quattro-sei miliardi di dosi“. Un obiettivo che secondo Magrini è raggiungibile nei prossimi due o tre anni. “Il 2022 è vicino e vedremo per gli anni successivi. Fare previsioni a due o tre anni è difficile e l’impegno profuso è senza precedenti. C’è stata una prima accelerazione di capacità produttiva e altri vaccini stanno arrivando: Novavax e lo stesso Curevac nella nuova versione, molto più efficace rispetto ai primi risultati pubblicati”, ha dichiarato.

Sulla possibilità di donare le dosi di AstraZeneca inutilizzate in Italia, Magrini ha chiarito: “valgono per loro le raccomandazioni che abbiamo dato a noi stessi. Se ci sono alternative vaccinali, se ne può fare a meno. Se non ci sono, ha senso mettere a punto un piano razionale e articolato: non si tratta di donare un vaccino solo perché è inutilizzato. Ma di valutare se il rischio creato dalla pandemia senza copertura vaccinale sia molto più alto. E spesso lo è”.

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