Vaccini, accordo Stato-Regioni su fase 2 e 3 della campagna

(Teleborsa) – C’è accordo unanime tra governo e regioni sulla distribuzione dei 3 vaccini oggi disponibili in Italia. Pfizer e Moderna saranno somministrati agli over 80 e ai più fragili, quello di AstraZeneca al di sotto dei 55 anni a personale scolastico (docente e non), forze armate e di polizia, personale carcerario e detenuti. Questa la linea emersa nel vertice convocato ieri dal ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, per fare il punto con le regioni sul nuovo piano dei vaccini a cui hanno partecipato anche il ministro della Salute, Roberto Speranza e il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri.

“C’è la massima unità delle regioni che rispondono positivamente alla richiesta del governo – ha detto Boccia –. Dalle regioni c’è la proposta unitaria sulla distribuzione della seconda dose della fase 1 sulla percentuale reale degli assistiti delle regioni (over 80, operatori sanitari e Rsa) poi occorre pensare al riequilibrio sul resto della popolazione”.

Obiettivo del piano nazionale vaccini – che a partire da lunedì prossimo, con l’arrivo del primo carico di dosi di Astrazeneca, vedrà
la fase 2 e 3 della campagna entrare nel vivo – è somministrare 2 milioni di dosi a febbraio, 4 milioni a marzo e 8 milioni ad aprile per un totale di 14 milioni di dosi in un trimestre.

Riguardo al tetto anagrafico fissato per il siero Astrazeneca a causa dell’assenza di dati riguardanti effetti ed efficacia sugli over 55 Speranza ha affermato che “potrebbe essere superato in futuro dopo ulteriori valutazioni scientifiche”. Tuttavia, anche limitandone la somministrazione a una ristretta fascia d’età, rimane la questione della ridotta efficacia, secondo gli studi pari al 60%, del vaccino dell’azienda anglo-svedese e della sua pressoché totale inefficacia contro le varianti del virus. Dal canto loro l’Università di Oxford e AstraZeneca hanno annunciato che un nuovo vaccino per far fronte alle varianti del coronavirus potrebbe essere pronto entro l’autunno prossimo. Il professore Andy Pollard, dell’Università di Oxford ha spiegato che il suo team sta già cercando di aggiornare il vaccino contro il Covid per renderlo più efficace contro le mutazioni. “Penso che il lavoro effettivo sulla progettazione di un nuovo vaccino sia molto, molto veloce perché essenzialmente si tratta solo di cambiare la sequenza genetica per la proteina spike – ha commentato Pollard –. E poi c’è la produzione da fare, assieme a uno studio su piccola scala. Quindi tutto ciò può essere completato in un periodo di tempo molto breve, e l’autunno è davvero il momento giusto per avere nuovi vaccini disponibili per l’uso”. “La nostra ambizione – ha sottolineato Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo per la ricerca e lo sviluppo di prodotti biofarmaceutici di AstraZeneca – è essere pronti per il prossimo ciclo di vaccinazioni che potrebbero essere necessarie nel prossimo inverno. Questo è ciò a cui miriamo”.

Nel frattempo, nella lotta al Covid-19, si cercano altre strade. “I vaccini restano essenziali – ha affermato Speranza – ma anche altre opzioni sono in valutazione: stiamo accelerando sugli anticorpi monoclonali. Quanto al vaccino russo non dobbiamo avere timori delle origini dei vaccini quello che per noi è importante è il passaggio Ema”.

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