Usa, Senato approva budget resolution su piano di aiuti da 1.900 miliardi

(Teleborsa) – Il Senato USA, alle 5.30 di mattina, ha approvato il budget resolution sul piano di aiuti contro la crisi da coronavirus, per un ammontare di 1.900 miliardi di dollari, chiesto della Casa Bianca e osteggiato dall’opposizione repubblicana. È stato decisivo il voto della vicepresidente Kamala Harris, con il Senato che ha adottato la risoluzione con 51 voti favorevoli e 50 contrari.

Il voto di stamani ha marcato la prima volta che Kamala Harris, nel suo ruolo di presidente del Senato, ha espresso un voto decisivo dall’insediamento della nuova amministrazione Biden. Il Senato ha approvato una serie di emendamenti alla bozza di bilancio, che era già stata approvata mercoledì dalla Camera dei Rappresentanti, e che quindi ora la Camera dovrà rivotare (il voto potrebbe arrivare entro sera, vista la più larga maggioranza dei Dem in quel ramo del Congresso).

“Siamo ora giunti alla fine del dibattito che dura da oltre 14 ore, e terminiamo questo dibattito in un momento in cui il nostro Paese deve affrontare più crisi, più dolore, più ansia di qualsiasi altro momento dalla Grande Depressione” ha detto il senatore del Vermont Bernie Sanders in un accorato discorso alle 5 di mattina – Ma abbiamo l’opportunità di dare speranza al popolo americano e ripristinare la fiducia nel nostro governo dicendo loro che stasera comprendiamo il dolore che sta vivendo e che faremo qualcosa di molto significativo al riguardo”. Sanders ha spronato i collegi democratici a sostenere l’approvazione del provvedimento anche se era stato stralciato l’aumento del salario minimo federale a 15 dollari l’ora, misura di cui era uno dei più grandi sostenitori.

Il budget resolution è uno strumento che consente di aggirare l’ostruzionismo dei repubblicani al Congresso su misure di bilancio o di spesa. Questo provvedimento è una risoluzione approvata da Camera e Senato, che non ha forza di legge, ma fissa una serie di punti riguardo la gestione del budget federale. Il processo prelude al budget reconciliation, al quale intendono ricorrere i democratici per approvare le leggi di spesa con una maggioranza semplice. Senza usare questo procedimento, i democratici dovrebbero trovare dieci repubblicani disposti a sostenere il pacchetto di aiuti: sarebbe impossibile senza ridimensionare fortemente gli stanziamenti del piano.

Tra i temi più discussi durante la maratona notturna in cui sono stati presentati circa 800 emendamenti, c’è stato sicuramente quello dell’innalzamento del salario minimo federale a 15 dollari, una misura che anche alcuni democratici trovano sbagliata, tra cui il senatore Manchin del West Virginia. “Un salario minimo federale di 15 dollari sarebbe devastante per le nostre piccole imprese più colpite, in un momento in cui meno possono permetterselo”, ha detto Joni Ernst, senatrice repubblicana dell’Iowa.

Tra gli emendamenti approvati con il sostegno bipartisan, con un voto di 99 a 1, c’è quello proposto dai senatori Manchin e Collins per limitare l’assegno diretto da 1.400 dollari a chi non ha un reddito elevato, senza però specificare quale sia il livello di reddito massimo per ottenere la misura.

Oltre all’assegno da 1.400 dollari, il pacchetto di aiuti prevede un sussidio di disoccupazione da 400 dollari a settimana fino a settembre, 350 miliardi di dollari in aiuti governativi statali e locali, 20 miliardi per il programma di vaccinazione nazionale contro la Covid-19, 50 miliardi di dollari per i test covid, 170 miliardi di dollari per la scuola e un fondo da 30 miliardi di dollari per misure di sostegno agli affitti.

(Foto: Kmccoy )

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