USA, aumenta la pressione sulla FED con i dati economici migliori del previsto

(Teleborsa) – I 916 mila occupati in più nel mercato del lavoro statunitense a marzo sono un’ottima notizia per il Paese e la ripresa globale, ma paradossalmente potrebbero creare qualche grattacapo in più a Jerome Powell, il numero uno della Federal Reserve. L’accelerazione dell’economia – gli analisti si aspettavano “solo” 647 mila buste paga in più – potrebbe far surriscaldare troppo l’inflazione, gettando le basi per un cambiamento prima del previsto alla politica monetaria della FED.

“La Federal Reserve sarà meno preoccupata sullo stato di salute del fronte occupazionale e dovrà sia incominciare a monitorare da vicino un possibile ritorno delle pressioni inflazionistiche che vigilare sul rialzo dei rendimenti dei treasuries“, spiega Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia. “Con una inflazione in rialzo e un forte miglioramento del mercato del lavoro, il presidente della FED avrà sempre più pressioni per cambiare la politica monetaria – aggiunge l’analista – Powell cercherà di resistere il più a lungo possibile anche con una inflazione superiore al 2,5% per evitare di destabilizzare la stabilità finanziaria dei mercati”.

“Il quadro generale aumenta la sensazione che la politica monetaria e fiscale siano fuori fase rispetto all’economia in generale”, afferma invece Michael Shaoul, CEO di Marketfield Asset Management. “Sebbene comprendiamo che questo è attualmente un obiettivo esplicito sia della Federal Reserve che dell’amministrazione Biden, le probabilità di conseguenze indesiderate sono aumentate”.

Se l’andamento positivo dell’occupazione – il tasso di disoccupazione è sceso ulteriormente al 6% – dovesse essere confermato nei prossimi mesi, secondo molti osservatori ci potrebbe anche essere una revisione al rialzo dei dati macroeconomici per il 2021. Con il mercato del lavoro USA che recupera a questi livelli “non è inconcepibile che i posti persi durante la pandemia vengano ripristinati prima della fine dell’anno, cosa che se accadesse implicherebbe che la Federal Reserve potrebbe alzare i tassi già il prossimo anno” piuttosto che nel 2024. È il parere di James Knightley, economista di ING, che pensa sia possibile che si prosegua su questi ritmi sia ad aprile che a maggio, per poi passare a aumenti di 300-700 mila posti in più al mese nel resto dell’anno.

C’è chi legge i dati del mercato del lavoro in una luce ancora più ottimistica. Secondo lan Ruskin, capo stratega internazionale della Deutsche Bank, nel 2021 “vedremo l’economia degli Stati Uniti crescere a un ritmo più rapido della Cina per la prima volta in oltre 40 anni“. “La grande speranza è che questa crescita sia sostenibile, che non sia inflazionistica – ha sottolineato a Bloomberg – Certo, ci saranno squilibri, ma dal punto di vista della crescita globale, gli Stati Uniti sono decisamente in testa”.

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