UpB, assegno unico “premia” otto famiglie su dieci

(Teleborsa) – L’assegno unico premia 8 figli su 10 (circa il 77%) che, grazie all’introduzione della riforma, ”beneficiano di un incremento dei trasferimenti, che ammonta in media a circa 672 euro. Ciò si traduce in un incremento medio del reddito disponibile familiare dei beneficiari di circa il 3 per cento”. Lo rileva l’Upb nel dossier ‘L’assegno unico: effetti distributivi e interazione con la riforma dell’Irpef’.

Secondo le stime condotte con il modello di microsimulazione tax-benefit dell’Ufficio parlamentare di bilancio il nuovo assegno unico vale potenzialmente circa 18,2 miliardi di euro, in linea con le stime ufficiali della relazione tecnica. Tale onere è compensato per 11,5
miliardi dalle risorse derivanti dall’abrogazione degli ANF (Assegno Temporaneo Figli, ndr)delle detrazioni fiscali e di altri istituti di importo minore. I rimanenti 6,8 miliardi, già precedentemente accantonati nel Fondo destinato al finanziamento dell’assegno unico, rappresentano risorse aggiuntive destinate al sostegno dei figli a carico.

L’introduzione dell’assegno unico premia, come atteso, i nuclei che non beneficiavano (o beneficiavano solo in parte) degli istituti previgenti. Coloro che non ricevevano l’assegno nucleo familiare (perché non lavoratori dipendenti) o sconti fiscali (perché incapienti) ”godono di un vantaggio medio per figlio” di 1.237 euro. Le famiglie che, invece, già beneficiavano delle misure avranno un incremento medio di 598 euro” , rileva ancora il dossier.

Nel complesso ”i nuovi nuclei beneficiari, che comprendono circa il 20% dei figli interessati dalla riforma, ottengono quasi il 20% delle risorse distribuite, vedendo incrementare il loro reddito disponibile di circa il 22%”.

Quanto al peso relativamente elevato della componente patrimoniale nell’Isee per definire l’importo dell’assegno unico ”potrebbe non riflettere effettive differenze nella condizione economica della famiglia e, inoltre, potrebbe far emergere nuove problematiche legate, ad esempio, non solo ai possibili disincentivi al risparmio, ma soprattutto alle ampie distorsioni presenti nell’attuale struttura delle rendite catastali”.