Università, assunzioni docenti infruttuose senza modificare i criteri del merito

Il sistema universitario italiano non funziona e lo conferma il bassissimo tasso d’istruzione registrato fra la popolazione: solo il 15% degli italiani ha un livello di istruzione universitario rispetto a una media OCSE del 32%; dal 2008 le iscrizioni sono in perenne calo e rispetto al 2005 i diplomati che proseguono gli studi si sono ridotti del 27,5%.

Questi dati – secondo il sindacato della scuola Anief – “all’estero farebbero tremare governi ed esigerebbero un’analisi rigorosa delle cause e una repentina inversione di rotta”. Invece, il premier Matteo Renzi si sofferma su annunci-spot che riguardano la prossima emanazione di un bando per l’assunzione di 500 professori universitari e mille ricercatori.

Dura la critica del sindacato nei confronti di un sistema che fa acqua, non solo sotto il profilo degli investimenti, ma anche nel metodo del reclutamento del personale, dove permane una concezione opinabile del merito e dilaga il precariato. 

“Associando il merito con il numero di pubblicazioni si continuerebbe a perdurare l’equivoco che la qualità si misura con le pagine dei libri di testo prodotte. Invece, la valenza di un futuro docente accademico andrebbe associata all’impatto scientifico del suo operato. – sostiene Anief – Senza dimenticare che le idoneità all’insegnamento o alla ricerca non scadono come gli yogurt”.

Inoltre, il sindacato ricorda che anche questo governo ha dato il suo contributo per affossare il sistema, introducendo tagli e nuovi riparti dei fondi che penalizzano gli atenei già collocati in contesti svantaggiati.

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