Unicredit-MPS, ecco cosa c’è di nuovo

Dilaga la polemica politica dopo l'avvio delle trattative fra Unicredit e MEF

L’affare MPS agita il Governo e la maggioranza, che si ritrova divisa riguardo alla proposta di aggregazione Unicredit-Montepaschi. Una questione che andrà sciolta nell’arco delle prossime settimane, nel corso di un’estate “calda” non solo sotto il profilo meteorologico.

Di questo e delle fibrillazioni della politica si parlerà mercoledì, quando il Ministro dell’Economia Daniele Franco affronterà la questione “Siena” dinanzi alle Commissioni Finanze di Camera e Senato, che hanno chiesto un’audizione al riguardo.

Frattanto, l’annuncio di una trattativa in esclusiva fra Unicredit e MEF, arrivata giovedì scorso, ha alimentato la polemica politica e, ad un Matteo Salvini che afferma che la svendita e lo spezzatino sono ‘impensabili” replica il Nazzareno, parlando di un “inelegante scaricabarile”.

Vendita in perdita entro 4 mesi

Il tempo stringe, perché il Governo italiano dovrà dare conto degli accordi assunti con l’UE nel lontano 2017, quando avviò il processo di privatizzazione-salvataggio del Montepaschi, che prevedeva la cessione della partecipazione pubblica entro fine 2021. Il dossier è sul tavolo del MEF che sta studiando tutte le alternative.

Si profila una transazione in perdita per il Tesoro che rischia un ammanco fino a 3,7 miliardi per portare a casa l’aggregazione con Unicredit: circa 2 miliardi di crediti d’imposta sugli attivi (Dta) e circa 1,5 miliardi di aumento di capitale, posto che Unicredit rileverebbe la parte in bonis, lasciando la “bad company” allo Stato in cambio di una partecipazione nell’istituto di Piazza Gae Aulenti.

Una strada obbligata

Lo “spezzatino” di MPS non è un’opzione. Unicredit è oggi l’unica alternativa percorribile, ma per far sì che avvenga entro fine anno, con il rischio di perdere la faccia con l’UE, è necessario spianare la strada a questa aggregazione.

La banca guidata da Adrea Orcel non è disposta a fare un salto nel vuoto e, per l’aggregazione, ha bisogno di garanzie, prima fra tutte la necessità di fare “pulizia” nei conti di Siena.

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