Unicredit, Marracino: “Mondo bancario acceleratore della transizione energetica”

(Teleborsa) – “Sono arrivata circa 4 mesi fa in Unicredit con la responsabilità di sviluppare la strategia di sostenibilità e di tutta la parte che fa finanza a impatto sociale della Fondazione Unicredit. Abbiamo il mandato di spingere l’acceleratore per quanto riguarda il nostro livello di ambizione su tutte le tematiche Esg e, in particolare, aiutare tutto il sistema bancario ad andare molto più velocemente verso un’integrazione di queste tematiche nelle funzioni chiave della banca: nell’ambito dei rischi, nelle nostre politiche di lending, nel nostro approccio agli investimenti, nel business e quindi anche nell’aiutare i nostri clienti nella transizione verso un modello di business più sostenibile”. Così Roberta Marracino, dallo scorso primo luglio responsabile della Group ESG Strategy & Impact Banking di UniCredit. “Non dimentichiamo poi – ha sottolineato Marracino illustrando l’impegno del Gruppo in termini di dimensione ambientale, sociale e di governance – che tutte le tematiche Esg hanno come stakeholder non solo i nostri clienti ma anche tutti i nostri colleghi e la comunità che serviamo e gli investitori. Il nostro è quindi un mandato anche di trasformazione del modello di business della banca intorno a una serie di tematiche attinenti al tema della sostenibilità, e quindi agli aspetti ambientali e sociali di governance, che sicuramente aiutano a disegnare il futuro del mondo che verrà. E con la situazione che stiamo attraversando in questo momento è un tema che ciascuno si deve porre”.


Unicredit è molto attiva sui temi Esg, ci può elencare qualche risultato a riguardo?

“Mi limito a segnalare alcuni dei risultati più importanti. Sul Fronte ‘E’, quindi ambientale, solo nei primi mesi di quest’anno abbiamo emesso circa 24 miliardi di Green Sustainability Bonds; rilasciato circa 32 miliardi di Green Sustainability Linked Loans, quindi prestiti legati a questo tipo di finalità; e siamo stati messi in evidenza da Bloomberg come primi emittenti al mondo di Sustainable Bonds. Sul fronte della ‘S’, quindi dell’impatto sociale, siamo stati premiati quest’anno come migliore social impact bank
europea attraverso la quale facciamo impact financing e microcredito. Inoltre, con la Fondazione Unicredit andiamo a raggiungere moltissimi studenti e ricercatori con i nostri contributi. Sempre con la social impact bank abbiamo raggiunto circa 50mila ragazzi di oltre 300 scuole su cui andiamo a fare formazione finanziaria. Nell’ambito della ‘G’, dunque la governance, abbiamo in essere tutta una serie di politiche sia di lending che di comportamento interno e mi piace anche annunciare che recentemente abbiamo aumentato il nostro target di presenza femminile al 2023 sul top management fissandolo al 30%”.

Uno dei fondi più importanti del mondo, BlackRock, ha pubblicato in estate una lista di aziende bocciate sui progressi nell’integrare il rischio climatico nei rispettivi business model. Cosa ne pensa e come è messa UniCredit?

“Black Rock così come altri investitori internazionali e Fondi pensione, quindi investitori pazienti e di lungo termine, stanno accelerando un processo che è già in atto. La trasformazione del modello di business bancario in ottica di sostenibilità Esg è qualcosa che è già in atto da tempo ma certamente il fatto che gli investitori stiano facendo sentire la loro voce rappresenta un acceleratore in questa direzione. Noi come come istituzione finanziaria internazionale che lavora a stretto contatto con tante altre realtà internazionali abbiamo e giochiamo un duplice ruolo in questo contesto. Il primo è un ruolo diretto ovvero quello di realizzare una serie di iniziative che diminuiscono il nostro impatto dal punto di vista ambientale. Il secondo, e più rilevante, è l’impatto indiretto che realizziamo attraverso il nostro ruolo di prestatori di denaro e quindi finanziatori. Con il nostro approccio possiamo, infatti, influenzare e guidare i nostri clienti verso una transizione energetica e quindi un modello di business più rispettoso dell’ambiente. Ad esempio attraverso la nostra coal policy, che comporta un’uscita dal settore del carbone accelerata al 2028, chiediamo anche ai nostri clienti di accelerare la loro uscita guidandoli in un processo di trasformazione. Inoltre integrando al nostro interno una serie di componenti di rischio che riguardano i fattori ambientali, così come incorporando all’interno delle nostre valutazioni creditizie anche un merito Esg dei nostri clienti, automaticamente leghiamo una valutazione creditizia a un merito di sostenibilità. Si tratta di una tendenza in cui in molti ci stiamo impegnando in Europa, devo dire che c’è un comportamento abbastanza simile da parte di tutte le grandi banche europee, ed è forse uno di quei temi sui quali, più che competere, cooperiamo e ci scambiamo informazioni e supporto per cercare di capire come arrivare a standard e approcci sempre più condivisi dal punto di vista della prassi di mercato”.

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