Unicredit, gestione in perdita con forte rischio impennata crediti deteriorati

(Teleborsa) – La vigilanza della BCE ha mantenuto stabili i requisiti Srep delle banche, ovvero la misura dell’adeguatezza patrimoniale rispetto alla gestione dei rischi.

Le banche mostrano, per ora, capacità di tenuta, ma permangono vulnerabilità in diverse aree, in particolare in relazione al rischio di credito – ha sottolineato la BCE – indicando che per il 2021 si focalizzerà prioritariamente sulla gestione del rischio di credito, sulla solidità patrimoniale, sul modello di impresa e sulla governance.

Il Presidente della vigilanza della BCE, Andrea Enria, ha lanciato un nuovo allarme sulla crescita degli NPL (non performing loans), indicando che a causa della crisi si è registrato un aumento improvviso dei crediti deteriorati, che ancora non sono del tutto emersi nei portafogli. Di qui, l’imperativo per le banche di non attendere la fine delle moratorie sui prestiti per “fare pulizia” nei bilanci e far emergere i crediti con probabilità di non essere ripagati (UTP).

E’ evidente, quindi, il rischio concreto per banche, tra cui Unicredit, di un’impennata dei crediti deteriorati nel corso del 2021.

Crediti problematici Gruppo Unicredit 30/09/2020
(miliardi di euro)
Esposizioni deteriorate lorde per il gruppo 22,70
Sofferenze lorde di gruppo 10,02
Inadempienze probabili lorde 11,80
Esposizioni scadute deteriorate di gruppo 0,90

La fusione fra MPS e Unicredit non favorirebbe certo la riduzione dei crediti deteriorati, visto che la banca senese, controllata al 68% dal MEF, ne ha ancora in pancia un grande ammontare.

UnicreditUn ulteriore rafforzamento patrimoniale di 2,5 miliardi di euro di MPS, con la partecipazione pro-quota dello Stato italiano, potrebbe favorire successivamente la fusione con Unicredit ad un prezzo molto basso.

Tuttavia, anche mettendo insieme i due Istituti, la capitalizzazione di mercato del nuovo aggregato sarebbe molto lontana da quella di Banca Intesa, capitalizzata per oltre 35 miliardi di euro.

Le due banche quotano molto al di sotto del loro patrimonio netto e Unicredit da sola ha un badwill, ossia la differenza tra patrimonio netto e capitalizzazione di mercato, di oltre 40 miliardi di euro.

In termini di risultati economici, Unicredit ha azzerato la propria redditività. In particolare, nei primi nove mesi del 2020, sono peggiorate tutte le principali voci di conto economico:

Gruppo Unicredit:
conto economico riclassificato
gen – set 2019
(milioni di euro)
gen – set 2020
(milioni di euro)
Margine d’intermediazione 13.988 12.902
Costi operativi -7.404 -7.347
Rettifiche nette su crediti e su accantonamenti
per garanzie e impegni
-1.738 -2.938
Risultato netto dell’operatività corrente 3.015 -1.534
Risultato netto di pertinenza del gruppo 4.208 -1.606

Per il futuro, preoccupa, la voce “rettifiche nette su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni“, destinata inevitabilmente a salire nel corso del 2021.

Il titolo Unicredit, sulla base di questi risultati, potrebbe essere preso di mira dagli speculatori ribassisti nel prossimo futuro.

Attualmente tra gli investitori che scommettono al ribasso sul titolo figurano, Marshall Wace e Bridgewater, con posizioni nette corte rispettivamente dello 0,49% e dello 0,48%, in termini di capitale sociale.

Le recenti raccomandazioni degli analisti riportano un giudizio “neutrale” sul titolo con un prezzo obiettivo individuato in area 9 euro, ben al di sotto dei prezzi raggiunti a febbraio 2020 a quota 14,20 euro.

Il titolo attualmente quota 8,18 euro e da febbraio 2020 ha quasi dimezzato il suo valore di Borsa. Le attese per il futuro sono per nuovi test delle quotazioni dei supporti più immediati visti in area 7,40 euro, la cui rottura potrebbe proiettare la curva in area 6,60 euro, in tempi ragionevolmente brevi, con volatilità in aumento.

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