Una “montagna” di debiti: le rate non pagate toccano il record di 82,3 miliardi

(Teleborsa) – Con la crisi che fa la voce grossa ormai da anni, onorare pagamenti e scadenze sembra essere diventata una vera e propria chimera. Scadenze del mutuo sulla casa, rate di finanziamento non saldate per tv o auto, bollette di utilities e tlc. Ma non solo.

L’elenco è piuttosto lungo perchè stiamo parlando di una vera e propria una montagna di debiti “dimenticati”, contratti da famiglie e imprese, che nel 2018 ha raggiunto il suo livello record: 82,3 miliardi di euro, con un aumento del 15% circa rispetto ai 71,4 miliardi del 2017.

E’ quanto emerge dal IX Rapporto annuale Unirec – l’Unione nazionale delle imprese a tutela del credito, che rappresenta oltre l’80% del settore – presentato ieri, 16 maggio, a Roma nel corso del convegno annuale “La gestione del credito 4.0: nuovi scenari normativi e innovazione tecnologica”.

Rintracciarli e recuperarli diventa sempre più difficile, perché circa la metà di essi (il 48%, pari a 39,5 miliardi) sono crediti deteriorati, tra Npl e insoluti di vecchia data. Di questi il 31% riguarda le imprese e il 69% i consumatori.

“A partire dal 2015 – commenta il Presidente Francesco Vovk – è iniziata l’accelerazione dei crediti deteriorati che, usciti dal sistema bancario, sono stati intercettati dalle nostre imprese. L’aumento dello stock da recuperare ha avuto un impatto sulla complessità dei processi, che necessitano di tempi di gestione più lunghi da parte delle nostre società: in media 5 o 6 anni con piani di rientro dilazionati rispetto a un massimo di 12 mesi per la gestione dei crediti con anzianità molto recente”.

Come detto, il rapporto mostra una crescita dei crediti affidati del 15,2% nel 2018 rispetto all’anno precedente e un balzo del 70% rispetto al 2014. A conferma della minore qualità del credito è il peggioramento del rapporto tra gli importi affidati e quelli recuperati. Rispetto al totale “solo” 7,8 miliardi (il 10%) vengono rintracciati e incassati, contro il 20% del 2014. Sale anche l’importo medio, che tocca quota 2.126 euro (+4,3% sul 2017).

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