Ue, Italia “maltrattata”: lo pensano 6 italiani su 10

Comandano altri paesi (43%) e le lobby finanziarie (37%): lo dice il rapporto Coldiretti/Ixe' su "Gli italiani e l'Europa nel 2018"

(Teleborsa) Italia-Ue, amore-odio. Per quasi sei italiani su dieci (58%), infatti, l’Unione Europea ci tratta peggio degli altri Paesi. E’ quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Ixe’ su “Gli italiani e l’Europa nel 2018” presentato al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Cernobbio dal quale si evidenzia un atteggiamento complessivamente negativo dei cittadini nei confronti di Bruxelles, anche se sulle scelte cardine, in primis l’uscita dall’euro, prevalgono ancora opinioni più prudenti.

COMANDANO ALTRI PAESI E LOBBY – A trainare il sentimento di rivalsa dei cittadini nei confronti dell’Europa – spiegano Coldiretti/Ixe’ – c’è il fatto che quasi la metà degli italiani (46%) è convinta di essere in credito rispetto alla Ue. A convincere poco gli italiani sono le politiche di Bruxelles che per un 43% sono orientate dai Paesi più forti, mentre per un 37% a decidere sono soprattutto le lobby finanziarie ed economiche.

LA MONETA UNICA INVECE CI PIACE – Nonostante ciò, solo un italiano su quattro vorrebbe uscire dall’euro. Alla domanda su come si voterebbe in caso di referendum sulla moneta unica, prevalgono nettamente quelli decisi a restare (61%), rispetto a chi vorrebbe un ritorno della lira (22%). Alta comunque la percentuale di chi è indeciso o non si pronuncia, atteggiamento che raggruppa complessivamente il 17% degli intervistati.

E’ necessario che il nostro Paese si batta contro ulteriori tagli nel nuovo bilancio europeo a carico della Politica agricola comune che aggraverebbe la condizione di pagatore netto del nostro paese”, precisa il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolineando l’esigenza di “riequilibrare invece la spesa facendo in modo che la Pac possa recuperare con forza anche il suo antico ruolo di sostegno ai redditi e all’occupazione agricola per salvaguardare un settore strategico per la sicurezza e la sovranità alimentare e per contribuire alla crescita dell’intera economia europea attraverso la filiera produttiva che esso alimenta”.  

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