UE divisa su riavvio dialogo con Russia: l’Est boccia proposta franco-tedesca

(Teleborsa) – Il no alla riapertura di un dialogo con la Russia e l’ultimatum al Premier ungherese Viktor Orban per la legge che discrimina la comunità Lgbt: il primo giorno del vertice europeo sfocia in alta tensione e vede l’UE divisa sula posizione nei confronti di Mosca e compatta sulla posizione da assumere nei confronti della “questione ungherese”.

La cena che ha chiuso la prima giornata del Consiglio europeo ha visto la frangia dei Paesi dell’Est europeo bocciare la proposta franco-tedesca di riaprire un dialogo con la Russia, per appianare le divergenze con Mosca e per non trovarsi spiazzati rispetto alla riapertura del colloquio fra i Presidenti Putin e Biden. “Non possiamo assistere inermi al dialogo tra USA e Mosca”, ha dichiarato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

Il Premier Mario Draghi ha sposato la linea portata avanti dai leader Merkel e Macron, che si proponeva di riaprire un dialogo al summit UE-Russia in autunno. Una proposta sposata da gran parte dei Paesi occidentali, che ha trovato la ferma opposizione dell’Est europeo. “Per aprire un dialogo Ue con la Russia, serve che anche la Russia compia certi passi”, ha affermato il premier lettone, Krisjanis Karins, ricordando il caso della Crimea che ha portato all’interruzione di ogni rapporto nel 2014 e all’imposizione di sanzioni.

Altro tema caldo la posizione dell’Ungheria nei confronti dei diritti della comunità Lgbt e la “lettera politica” inviata da Bruxelles all’Ungheria in cui si ravvisano gravi violazioni dei Trattati e della carta dei diritti fondamentali. In scena lo scontro fra il Premier ungherese Viktor Orban de il Presidente del consiglio italiano Mario Draghi, il quake ha ricordato al collega ungherese l’articolo 2 del Trattato europeo sull’inclusione e la parità di diritti.

“L’Europa ha una storia antica di oppressione dei diritti umani. Il trattato dell’UE è stato sottoscritto anche dall’Ungheria“, ha ribadito Draghi, ricordando che “è lo stesso che nomina la Commissione guardiana del trattato stesso” e che spetta a Bruxelles “stabilire se l’Ungheria viola o no” la carta fondamentale.

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