UBS, ammontano a 1200 miliardi di dollari le perdite dei fondi sovrani

UBS ha redatto un report in cui stima in 1200 miliardi di dollari le perdite accusate complessivamente dalle Banche Centrali degli Stati fortemente dipendenti dal petrolio, come Russia e Arabia Saudita e dai rispettivi fondi sovrani, entro la fine di quest’anno.

Nel novero degli Stati citati da UBS compare anche la Cina, che sta guidando questo drastico calo di risorse finanziarie, fortemente penalizzata dalla fuga di capitali esteri.

“Il calo sarà guidato dalla Cina per la forte contrazione delle riserve in valuta estera, mentre i paesi produttori di petrolio dovranno monetizzare le proprie attività estere in pancia ai fondi sovrani, per sostenere la spesa pubblica”, spiegano gli esperti di UBS.

“Il calo delle attività detenute dai fondi sovrani, probabilmente continuerà anche nel prossimo anno, con conseguente calo dei rendimenti. Le attività detenute dalle banche centrali e dai fondi governativi, secondo dati risalente alla fine dell’anno scorso, ammontano a oltre 18.000 miliardi di dollari”.

I fondi sovrani, da quello norvegese a quello dell’Arabia Saudita, passando per Mosca e per il Qatar, si preparano a ridurre le partecipazioni all’estero, confermando un’inversione di tendenza. 

I principali fondi sovrani del mondo, fino allo scorso anno, hanno mostrato un’impennata degli investimenti in partecipazioni estere, tra Usa ed Europa, che oggi ammontano complessivamente a circa 7.300 miliardi di dollari.  

“Questo è l’inizio di una inversione di tendenza, che abbiamo visto nei fondi sovrani e banche centrali, ad incrementare costantemente i propri asset”, cita UBS nel suo report. “Nei prossimi mesi vedremo maggiori deflussi dalle banche centrali e dai fondi sovrani”.

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