Tv “pirata”, la lotta allo streaming illegale coinvolge anche l’Italia

La maxi operazione contro lo streaming illegale di partite di calcio, film e programmi pay-tv è ufficialmente partita

Le angenzie Eurojust ed Europol stamani all’alba hanno dato il via ad una delle più grandi operazioni contro il fenomeno della IPTV (ovvero la Tv pirata).

Negli ultimi tempi sempre più utenti, non solo in Italia ma anche all’estero, hanno usufruito di contenuti televisivi abusivamente, allacciandosi illegalmente ad un segnale web – digitale che ritrasmetteva il segnale analogico della pay-tv. Partite di calcio, incontri sportivi, film, serie tv, programmi di ogni genere, il sistema – di fatto – garantiva l’accesso a tantissimi canali riservati esclusivamente agli abbonati alle reti private prima della diffusione della IPTV.

L’allaccio alla Tv pirata ha coinvolto anche diversi utenti italiani. Secondo le indagini svolte, nello specifico, sono 5 milioni quelli che nel nostro Paese hanno ricorso a questo espediente. Il volume d’affari stimato è di oltre 60 milioni di euro annui, mentre i danni causati, ad oggi, ammontano a circa 6,5 milioni di euro.

Dietro alla piattaforma Xtream Codes, oscurata durante il blitz, ci sarebbero due greci, ora indagati, ma nel complesso sono ben 25 le persone coinvolte. A questi, inoltre, si aggiungeranno probabilmente anche i nomi di quelli che hanno collaborato alla diffusione del sistema, poiché diverse sono le centrali collegate alla piattaforma che sono state individuate nel corso delle indagini svolte.

Sul fronte italiano, in prima linea con le agenzie internazionali, a portare a termine l’operazione hanno contribuito sia il nucleo della Guardia di Finanza che la Polizia. In Italia, stando a quanto emerso dalle indagini, uno dei principali centri operativi collegati a Xtream Codes si trova a Napoli, ma diverse centrali sono state identificate anche a Roma, Taranto, Avellino, Caserta, Cosenza, Messina, Vicenza, Bari e Palermo.

L’indagine contro la Tv pirata non coinvolgerà solo l’organizzazione criminale che fino ad ora ha gestito l’intero sistema. Diverse sono infatti le perquisizioni ordinate all’estero e in Italia volte a smantellare le centrali e bloccare la diffusione illegale di programmi, serie tv, film e partite in streaming trasmesse illegalmente.

I fruitori del servizio rischiano la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa fino a 25.822 euro. In Italia, come ha dichiarato il colonnello Giovanni Reccia, comandante del Nucleo speciale tutela della privacy e frode tecnologica, le indagini per scovare gli utenti che hanno fatto o stanno facendo ricorso al servizio streaming IPTV sono nel pieno del loro svolgimento.

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