Turismo: Respinto il ricorso di Airbnb sugli affitti brevi.

(Teleborsa) – Respinto il ricorso di Airbnb sugli affitti brevi. Il portale dovrà riscuotere la cedolare secca e comunicare il nome dei locatari e i relativi redditi. A renderlo noto è Federalberghi che, a commento della notizia, ha sottolineato: “non ci sono più alibi per chi, da quasi due anni, si prende gioco delle istituzioni”.

Le somme versate annualmente in Italia, secondo quanto ammesso dalla piattaforma in giudizio, rapportate ai ricavi del 2016, sarebbero circa di 130 milioni di euro. Se si tiene conto del numero esponenzialmente crescente degli annunci pubblicati su Airbnb avvenuti nel frattempo (222.787 ad agosto 2016, 397.314 ad agosto 2018), si può avere una stima di mancata applicazione dell’imposta nei primi 18 mesi da parte del portale, dato che si attesterebbe ad un versamento di oltre 250 milioni di euro.

“D’altro canto – affermano gli albergatori – non si vede quali motivi impediscano la riscossione, considerato che il portale già svolge, sia in Italia (per conto di alcuni comuni) sia all’estero, attività simili a quelle che vengono contestate, e che addirittura informa pubblicamente gli host italiani del fatto che potrebbe essere chiamata a riscuotere imposte e raccogliere dati. L’opera di bonifica del mercato è appena agli inizi – concludono gli esponenti delle attività ricettive alberghiere – e confidiamo che il Ministro del turismo dia seguito in tempi brevi alle misure annunciate durante l’incontro con gli organi direttivi di Federalberghi, che prevedono l’istituzione di un registro nazionale degli alloggi turistici, assegnando a ognuno di essi un codice identificativo e vietando ai portali di mettere in vendita le strutture che siano prive del codice”.

Airbnb ricorre al Consiglio di Stato
Ma Airbnb non molla e anzi ha già annunciato  volersi rivolgere al Consiglio di Stato contro la pronuncia del Tribunale amministrativo del Lazio. “Siamo delusi dal pronunciamento del TAR del Lazio – si legge in una nota – e intendiamo fare ricorso presso il Consiglio di Stato, anche ai fini dell’eventuale interessamento della Corte di Giustizia Europea. In tema di imposte sul reddito, abbiamo sempre offerto disponibilità in tutte le sedi istituzionali per risolvere l’impasse e consentire alla community il rispetto della legalità e il pagamento delle imposte sul reddito senza discriminazioni. Le collaborazioni con le autorità di Spagna, Danimarca ed Estonia sono la dimostrazione di come ciò sia possibile.

Il TAR ha invece inteso confermare nel merito l’orientamento già espresso in sede cautelare, non ravvisando differenze operative fra agenzie immobiliari con qualche decina di clienti e una piattaforma tecnologica con oltre 200 mila utenti, di cui solo una parte sarebbe assoggettabile alla normativa secondo criteri mai stabiliti dal legislatore.

Secondo la corte invece chi affitta tramite Airbnb non sarebbe discriminato rispetto ad altri sistemi meno trasparenti perché sarebbe logico imporre l’obbligo di ritenuta all’unica piattaforma online che intermedia i pagamenti con un modello innovativo. Poco importa se, come stimato da Banca d’Italia, si tratti dell’unico barlume di trasparenza in un settore in cui 7 pagamenti su 10 avvengono ancora in contanti”.

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