Tria, “Germania ricattò l’Italia su bail-in”. Poi ritratta: “uscita infelice”

Parole che suonano come una chiara accusa all'allora ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Scheauble

(Teleborsa) – Prima l’affondo, poi la marcia indietro. Ieri in Parlamento, nel corso di un’ufficiale audizione in commissione Finanze, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha affermato che l’Italia ha accettato le regole del bail-in perché sotto ricatto della Germania, che minacciava di diffondere la notizia, e quindi il panico sui mercati, di un sistema bancario italiano prossimo al “fallimento”.

Parole che suonano come una chiara accusa all’allora ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Scheauble, di avere ricattato il suo omologo italiano durante il governo Letta, Fabrizio Saccomanni. Un affondo che ha reso necessaria una precisazione ufficiale da parte del Mef.

“Con un’espressione evocativa ma infelice il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, durante l’informativa alla commissione Finanze del Senato, ha voluto fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia di approdare la legislazione europea sul bail-in avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale dell’esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano. Con questo il ministro non intendeva certamente lanciare un’accusa specifica né alla Germania né al ministro delle Finanze tedesco dell’epoca”, recita la nota diffusa dal Ministero.

Insomma – nonostante Tria, così come il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, si sia detto convinto che il bail dovrebbe essere abolito – correggendo il tiro il Ministro ha affermato che all’epoca un veto poteva essere controproducente.

In attesa di modifiche alle norme Ue, l’Italia resta comunque alle prese con la grana dei rimborsi ai risparmiatori, su cui i governi hanno le mani legate proprio in virtù del bail-in.

La Direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) – che introduce nuove regole (tra cui, appunto, il bail in) volte a prevenire e gestire le crisi di banche e imprese di investimento utilizzando risorse private presenti all’interno della banca stessa, allo scopo di evitare che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti e sul deficit pubblico – recepita in Italia dai D.lgs. n. 180 e 181 del 16 novembre 2015, è in vigore dal primo gennaio 2016. Con il bail-in gli azionisti ed i creditori della banca possono essere chiamati a contribuire con i propri fondi all’assorbimento delle perdite, secondo una precisa gerarchia.

(Foto: Giovanni Tria )

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