Trasporto aereo, IATA: “Domanda voli in miglioramento ma lontani da livelli pre-Covid”

(Teleborsa) – Nel mese di maggio la domanda sia di voli domestici che internazionali ha fatto registrare un lieve miglioramento rispetto al mese precedente ma il traffico rimane ben al di sotto dei livelli pre-pandemici. È quanto rileva l’International Air Transport Association (Iata), nel suo ultimo report. In particolare, l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree sottolinea come la ripresa del traffico internazionale continui a essere ostacolata dalle misure di restrizione ancora adottate da diversi governi.

Confrontando i dati del 2019 – dal momento che i dati relativi allo scorso anno sono stati influenzati dallo straordinario impatto del Covid-19 – il rapporto evidenzia nel mese di maggio una domanda complessiva, misurata in Rpks (revenue passengers kilometers), inferiore del 62,7% rispetto ai valori pre-pandemici (maggio 2019), ma in miglioramento rispetto al calo del 65,2% registrato ad aprile.

Sul fronte del traffico internazionale invece la domanda a maggio ha fatto registrare un calo dell’85,1% rispetto allo stesso periodo del 2019 contro il -87,2% calcolato ad aprile. Un lieve miglioramento al quale hanno contribuito tutte le regioni ad eccezione dell’area Asia-Pacifico.


La domanda totale domestica è stata inferiore del 23,9% a maggio sempre rispetto al livello pre crisi di maggio 2019, in leggero miglioramento rispetto ad aprile quando si era registrato un decremento del 25,5%.

Il traffico in Cina e Russia – sottolinea la Iata – continua a essere in territorio positivo rispetto ai livelli pre-covid mentre India e Giappone hanno registrato un peggioramento significativo del traffico a causa della diffusione delle nuove varianti. “Cominciamo a vedere sviluppi positivi con la riapertura di alcuni mercati internazionali ai viaggiatori vaccinati – ha commentato il direttore generale della Iata, Willie Walsh –. Nell’emisfero del Nord la stagione dei viaggi estivi è ora pienamente arrivata. E dispiace che molti governi non si stiano muovendo più rapidamente nell’utilizzare i dati per gestire strategie di riapertura dei confini che permetterebbero di resuscitare posti di lavoro legati al turismo e riunire famiglie”.

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