TPP, un incubo per l’agroalimentare italiano nel mondo

(Teleborsa) – Lo scorso ottobre i negoziatori di USA e altri Paesi del Pacifico hanno raggiunto il più grande accordo di libero scambio nella storia recente. Si chiama TPP (Trans-Pacific Partnership) ed è un trattato di libero scambio tra dodici paesi dell’area pacifica e asiatica: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti, Vietnam.

Eppure a distanza di mesi, preoccupazione è il sentimento espresso da chi ha potuto leggere il testo del trattato. A far paura, infatti, sono i colloqui avviati tra le autorità europee e gli Stati Uniti volti a favorire la creazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il fratello gemello del TPP sopra citato, ovvero un’area di libero scambio tra USA ed Europa che dovrebbe regolamentare il mercato tra le due sponde dell’Atlantico.

Va detto che gli USA puntano sulla quantità piuttosto che sulla qualità dei prodotti e, tale accordo, che si pone come obiettivo quello creare il più grande mercato mondiale, liberalizzando commerci e investimenti, potrebbe diventare un potenziale strumento di dominio dell’Europa da parte dell’America. Il timore, infatti, è di concedere troppo potere alle multinazionali americane, in alcuni settori come l’agroalimentare e, di vedere nei supermercati di tutto il mondo, prodotti che non garantiscono gli stessi standard in termini di sicurezza alimentare che caratterizzano i prodotti Made in Italy. 

Insomma una sorta di cavallo di Troia che inonderà la nostra nazione con alimenti importati e non sicuri, geneticamente modificati, carne agli ormoni prodotta in allevamenti fortemente intensivi, ecc. 

In Italia, l’ancora di salvezza sarà la strategia che molti produttori adotteranno di indicare le esatte caratteristiche del prodotto, la sua tracciabilità e la provenienza esatta degli ingredienti che lo compongono.

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo trattato si sta rilevando un vero e proprio incubo per la vita dei consumatori. Interessi corporativi delle grandi lobby, i cosiddetti padroni del cibo, soddisfatti a scapito dell’interesse pubblico.

TPP, un incubo per l’agroalimentare italiano nel mondo