Tornano a crescere gli investimenti pubblici, ma con un occhio ai saldi di bilancio

(Teleborsa) – Negli ultimi anni la crisi ha messo a dura prova il tessuto socio-economico del Paese e le Amministrazioni pubbliche sono state chiamate a affrontare una sfida cruciale: adottare politiche anticicliche, incoraggiando lo sviluppo, senza ricorrere a nuovo debito.

Gli anni seguiti alla crisi hanno comportato un drastico calo del prodotto pro capite e della produttività per l’economia italiana, accompagnato da una notevole riduzione della formazione di capitale pubblico tra il 2007 e il 2015, con una perdita di 0,6 punti di PIL. Nello stesso periodo, gli investimenti delle Amministrazioni locali hanno subìto una contrazione maggiore di quella di tutto il settore pubblico, pari al 24%, a fronte di un aumento relativamente più contenuto della spesa corrente, pari al 7%, si legge nel Rapporto sulla Finanza locale diffuso da CDP – Cassa Depositi e Prestiti.

A partire dal 2015 gli investimenti pubblici sono tornati a crescere, grazie soprattutto al contributo delle Amministrazioni locali. La sostituzione del Patto di Stabilità Interno con il “pareggio di bilancio” e, quindi, l’azzeramento del saldo-obiettivo, assieme alla fuoriuscita dei pagamenti per cassa dal sistema dei vincoli, dovrebbero avere conseguenze espansive per la finanza locale e favorire la ripresa dell’accumulazione di capitale pubblico. Rimane fondamentale un percorso di riduzione del debito pubblico.

Al fine di favorire gli investimenti, è importante spingere sull’effettiva razionalizzazione delle partecipate, le aggregazioni operative e l’apertura ai privati e al mercato dei capitali, soprattutto con riferimento alle public utilities locali.

Riguardo al ciclo integrato dei rifiuti, l’Italia smaltisce ancora il 34% dei rifiuti urbani in discarica, contro una media europea del 28%, mentre si colloca in buona posizione nelle classifiche europee per il riciclo dei rifiuti speciali (75% contro una media europea del 46%). Molteplici sono le criticità rilevate che ostacolano una gestione efficiente del comparto, tra cui una dotazione impiantistica ancora oggi irrazionale, insufficiente in alcune aree, obsoleta e talvolta sovradimensionata in altre.

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