Torna il pesce fresco di medio e basso Adriatico per “fine fermo”

(Teleborsa) – Fermo pesca al termine nel medio e basso Adriatico. Pronto il “mollate gli ormeggi” per i pescherecci, che da domani 24 settembre lasceranno le banchine dei porti per tornare in mare e rifornire così di pesce fresco mercati e ristoranti dell’intera costa, e oltre. Dal 13 agosto il blocco aveva fermato le attività della flotta italiana da San Benedetto a Bari, ovvero di Marche, Abruzzo, Molise e della costa adriatica della Puglia. Dallo scorso 10 settembre il semaforo verde era, invece, già scattato per il tratto a nord, da Trieste a Pesaro. Resta, invece, in vigore il divieto di pesca per le imbarcazioni dello Ionio e del Tirreno fino a Roma che durerà fino al 9 ottobre.

Il “blocco” non significa comunque assenza di pesce fresco a casa o al ristorante. Dovunque è naturalmente possibile rifornirsi di pescato fresco proveniente dalle altre zone nazionali dove non è in atto il fermo pesca, delle specie ittiche che giungono dall’estero, dagli allevamenti, nazionali e non, o dalla limitata produzione locale, normalmente più cara di prezzo ma lo stesso ambita e ricercata. Le “barche della cosiddetta piccola pesca, infatti, non essendo soggette alla normativa del “fermo” possono operare in ogni momento e situazione, condizioni del mare permettendo.

Il prossimo “fermo pesca” 2018 riguarderà dall’1 al 30 ottobre l’alto Tirreno, da Civitavecchia a Imperia, nella Liguria di Ponente. Dal 15 settembre sono nel frattempo ferme per un mese le attività in Sardegna, mentre la Regione Sicilia ha disposto, a scelta delle singole imprese, lo stop di un mese nel periodo compreso tra agosto e ottobre.

Una scelta, quella del fermo pesca per favorire l’incremento della fauna ittica in atto da 33 anni che però non convince affatto, proprio per i risultati ottenuti considerati decisamente deludenti. Addirittura un crollo della produzione, come sostiene Coldiretti Impresapesca, che ha visto la chiusura di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro. L’auspicio è che dal 2019 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.

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