Tonfo PIL 2020 e inflazione minano chance ripresa: è allarme per consumi

(Teleborsa) – Una “caduta senza precedenti” per l’economia Italiana, che ha registrato nel 2020 un crollo del PIL dell’8,9%, soprattutto per effetto della contrazione della domanda interna. Lo ha confermato oggi l’Istat, certificando un calo del prodotto in linea con le previsioni della Nadef (-9%). Sempre nel 2020 il deficit è lievitato al 9,5% a fronte dell’1,6% del 2019, mentre il debito italiano è cresciuto a 2.569 miliardi di euro, risultando pari al 155,6% del PIL, con un aumento di circa venti punti rispetto al 134,6% del 2019.

“Resta il crollo drammatico dei consumi”, avverte Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. La spesa delle famiglie residenti, infatti, si è contratta del 10,9% nel 2020 e rappresenta quasi il 60% del PIL. “Il dato per noi più preoccupante”, sottolinea l’Associazione, ricordando “fino quando gli italiani non possono spendere non si va da nessuna parte”.

Per l’UNC è quindi “prioritario ridare capacità di spesa al ceto medio e medio basso, che ha una maggiore propensione marginale al consumo, altrimenti non ci potrà mai essere una crescita significativa”.

Sempre l’Istat ha rilevato che a febbraio l’inflazione si conferma in crescita per il secondo mese consecutivo (+0,1% su base mensile e +0,6% su base annua), registrando un aumento prossimo a quello di giugno 2019 (quando fu +0,7%). Un aumento condizionato soprattutto dai Beni energetici.

Un “dato allarmante” per l’UNC, secondo cui l’incremento del costo della vita è pari a 142 euro per una coppia con 1 figlio (77 euro per i prodotti acquistati più frequentemente) e di 154 euro per una coppia con 2 figli (+85 euro per i prodotto di acquisto frequente).

Confcommercio, sottolineando che è necessario un attento monitoraggio delle dinamiche dei prezzi, avverte che “una significativa accelerazione dell’inflazione che dovesse precedere la ripresa dell’economia ne frenerebbe pericolosamente intensità e affidabilità, in un contesto di grave fragilità del mercato del lavoro e del tessuto imprenditoriale nei settori più colpiti dalla crisi pandemica”.

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