Tim, Gubitosi: nel 2026 rete completata, sarà un’Italia che funzionerà meglio

(Teleborsa) – “La fragilità digitale, tende a manifestarsi in vari modi e crea situazioni di disagio”. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, intervenuto all’evento ‘Italia 2026: il digitale che non lascia indietro nessuno’, nell’ambito della 4 Weeks 4 Inclusion, la grande maratona per l’inclusività digitale promossa da TIM che quest’anno per la prima volta in Italia coinvolge oltre 200 aziende. Gubitosi ha spiegato come questo tipo di esclusione sia più difficile da combattere perché non legato a questioni puramente tecniche: “l’esclusione da mancanza di rete o di device è più semplice, è una questione di soldi. Ma bisogna evitare che vi siano vari divari di competenze non solo nell’andare in rete ma nel sapere anche interpretarla. Vedi il progetto Luiss sulle fake news (Italian Digital Media Observatory, ndr) per insegnare anche alle persone a capire la qualità dell’informazione”.

All’evento ha partecipato anche il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che ha ringraziato Tim e l’impegno nell’organizzazione di eventi come 4W4I per la promozione dell’inclusività digitale. “L’Italia sta crescendo in fretta. I numeri Desi saranno migliori e continueranno ad esserlo. Dobbiamo continuare a spingere i circoli virtuosi che si sono creati”, ha aggiunto Gubitosi.

L’ad di Tim si è detto convinto che nel 2026 ci sarà un’Italia in cui la rete sarà stata completata. “Vedo un’Italia in cui nel 2026 dovrebbe essere stata completata la rete, dove continuiamo ad avere continui progressi. Si parlava di un giga, poi due e mezzo, poi dieci: il progresso è continuo. Dobbiamo assicurarci che anche i progressi nelle competenze siano altrettanto continui. Sarà un’Italia che funzionerà meglio. Il Green Pass è solo un esempio delle cose che si possono ottenere. Tante cose che ci sembrano dei miracoli saranno delle cose scontate”, ha spiegato.

Nel corso dell’evento è stato citato anche report condotto dal Censis in collaborazione con il centro studi Tim, “La digitalizzazione degli italiani. Fattori di spinta ed elementi trainanti“, che ha rilevato come il digital divide sia fortemente correlato con il livello di istruzione. Tra coloro che dispongono al massimo della terza media le persone in difficoltà sono la maggioranza (58,7%). Non si può tuttavia trascurare che una quota di persone esposte al digital divide è presente anche tra chi possiede un titolo di studio superiore (15,8%), rileva lo studio. Nell’universo delle persone occupate i “non utenti internet” sono circoscritti ad un 5% circa della popolazione maggiorenne. Guardando invece agli inattivi (pensionati, casalinghe e studenti), questa percentuale cresce fino al 33,9% del totale. Il basso tasso di attività delle donne in Italia (55,2% in totale), ma sotto il 40% in alcune regioni del Sud, non favorisce l’inclusione digitale.

Lo studio ha rilevato che fino a 44 anni di età le competenze digitali medie dei cittadini sono tali da poter fronteggiare qualsiasi esigenza. Tra i 45 e i 65 anni il 17,1% dei cittadini entra in sofferenza (3,1 milioni di persone in eta’ lavorativa). Oltre i 65 anni il problema si moltiplica e l’area del disagio copre il 61,9% del totale (circa 8,6 milioni di persone).

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