TIM, Elliott e Vivendi alla battaglia finale

(Teleborsa) – Rimane ai nastri di partenza il titolo di TIM nel giorno dell’assemblea chiamata a rinnovare il Consiglio di Amministrazione.

Gli investitori non si sbilanciano mentre continua la diatriba sulla governance di TIM tra Fondo Elliott (che possiede l’8,8% del gruppo ) e Vivendi, azionista di maggioranza con oltre il 23,9%. A questo punto ci si chiede a chi spetterà la maggioranza del Board, dopo le dimissioni dei consiglieri francesi che hanno fatto decadere l’intero consiglio. Due le liste pronte a darsi battaglia quella di Vivendi e quella di Elliott per le quali sarà determinante il voto dei fondi che hanno rinunciato a presentare liste proprie per far arrivare i loro voti su quella del fondo di Paul Singer.

Secondo le ultime indiscrezioni, Cassa Depositi e Prestiti, entrata in TIM con circa il 5% del capitale, sarebbe pronta a votare i consiglieri presentati dal Fondo americano che punta alla creazione di una public company e a un Consiglio di Amministrazione “realmente indipendente” soprattutto da Vivendi, finita nell’occhio del ciclone dopo iguai giudiziari che hanno coinvolto il patron Vincent Bolloré, al centro di un’indagine in Francia legata ad alcune concessioni portuali in Africa.

La parola ora passa all’assemblea che dovrà decidere se Amos Genish voluto da Vivendi e primo nella lista francese sia ancora l’uomo giusto per TIM. In una recente intervista al Sunday Telegraph, Genish ha espresso forti dubbi sul fatto che possa portare avanti il piano industriale, nel caso di una vittoria della lista Elliott. Di diverso parere il fondo di Paul Singer che continua a sostenere la linea Genish e il suo piano.

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