The Human Safety Net, Ursich: “L’importanza di fare rete per intercettare i bisogni delle persone”

(Teleborsa) – The Human Safety Net è una fondazione del Gruppo Generali che, forte della sua presenza in diversi paesi del mondo, opera a sostegno dell’infanzia ed anche dell’inclusione sociale, come nel caso dei progetti imprenditoriali degli immigrati. Spesso lo fa con delle ONG partner, con cui condivide obiettivi e strumenti. Ne ha parlato a Teleborsa Emma Ursich, Segretario Generale della fondazione The Human Safety Net.

Durante l’incontro in Senato si è parlato di futuro e bambini, ma soprattutto dell’importanza di fare rete. Da questa parola prende il nome la vostra Fondazione. Può raccontarci qualcosa di più?

“The Human Safety Net è nata circa tre anni fa dall’idea di riuscire a fare qualcosa tutti insieme nel Gruppo Generali, in Italia e in tutti i Paesi in cui è presente. Il principio di partenza è che noi operiamo nelle comunità, riusciamo ad intercettare i bisogni e stare accanto alle persone ogni giorno, nel lavoro che svolgiamo con Generali e nelle comunità più vulnerabili con The Human Safety Net. “L’obiettivo è contribuire a liberare il potenziale umano e si è concretizzato in due programmi che abbiamo lanciato in 22 paesi”.

“Il primo programma è dedicato alla prima infanzia, al sostegno dei genitori in contesti di fragilità, e trova fondamento nella convinzione che se si cambia l’inizio della storia si può cambiare tutta la storia. Questo è il primo programmo ed il più ampio, essendo presente in 100 città del mondo”.

“L’altro programma è quello di accompagnare i rifugiati che arrivano in Europa, desiderosi di intraprendere un percorso di imprenditorialità, ad avviare la loro attività. Ovviamente ci sono tanti ostacoli, alcuni di loro hanno avuto esperienze pregresse, quindi l’idea è accompagnarli a realizzare una buona idea di business ed inserirli nel mondo del lavoro in modo sostenibile. Con la crisi del Covid, l’avere una rete già attiva di quasi 50 partner in tutto il mondo ci ha consentito di essere molto veloci, non solo nella risposta, ma anche ad affrontare questo periodo di ulteriore difficoltà”.

Questo vostro impegno come si declina nello specifico in Italia?

“In Italia questo impegno si è concretizzato con “Ora di Futuro”, un programma completo, perché oltre a dare supporto alle famiglie fragili con bambini da 0 a 6 anni, ha coinvolto anche le scuole primarie, offrendo un sostegno alla scuola e creando ulteriori sinergie fra scuola e famiglia sul territorio”.

“In Italia vi sono 16 centri dove lavoriamo assieme a tre partner da diverso tempo: Centro per la salute del bambino, Missione bambini e l’Albero della vita. In questo periodo di grande difficoltà, il lavorare assieme e conoscerci, ci ha permesso di dare il miglior servizio possibile. Forti della nostra rete internazionale, abbiamo messo tutti i nostri partner in contatto per scambiare esperienze e, con questa nuova avventura del digitale, di farlo velocemente e bene.

E’ opportuno che questa esperienza non sia limitata a questo periodo di estrema urgenza e necessità, ma venga costruita come una modalità accessoria che accompagna l’attività in una maniera più efficace possibile”.

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