Terrore ad Ankara, “l’Isis dietro l’attentato”

Sarebbero almeno 95, oltre a 250 feriti,  le vittime dell’attacco terroristico ad Ankara. Due violente esplosioni che hanno squarciato la mattina di sabato nella capitale turca. Per la Turchia si tratta del più sanguinoso attentato della sua storia.

Due esplosioni avvenute simultaneamente fuori dalla stazione ferroviaria di Ankara dove centinaia di persone si erano ritrovate per protestare contro la violenza tra le autorità governative e i militanti del partito curdo, PKK.

Funzionari del governo hanno confermato che le esplosioni vanno ricondotte ad un attacco terroristico condotto da attentatori suicidi, ma nessun gruppo, immediatamente all’evento, ne ha rivendicato ufficialmente la responsabilità.

Recuperando i frammenti di uno degli ordigni esplosi, le autorità turche sarebbero state  in grado di risalire alle impronte digitali di uno degli attentatori e da queste alle sue generalità.

Il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, ha poi convocato una serie di riunioni di emergenza con i funzionari del governo e i responsabili per la sicurezza nazionale.

Davutoglu, esponendo un mosaico di potenziali pericoli per la sicurezza interna, ha dichiarato che le responsabilità dell’attentato potrebbero essere attribuite all’Isis o ai militanti curdi del partito di estrema sinistra PKK.

Il presidente turco, Erdogan, ha condannato il doppio attentato, dicendo che l’attacco è stato condotto contro l’unità e alla pace del paese. “Condanno fermamente questo attacco efferato contro l’unità e la pace del nostro paese. Non importa quale sia la sua origine, scopo o ragione, siamo contro ogni forma di atto terroristico o contro ogni organizzazione terroristica. Siamo obbligati ad esserlo tutti insieme”.

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