Tensione Usa – Iran, conseguenze economiche: cosa succede in caso di guerra

L'uccisione del generale Soleimani su mandato del Presidente Trump rischia di far esplodere l'intera area mediorientale

Nella notte tra il 2 e 3 gennaio 2020, un raid statunitense (ancora non si sa se condotto con droni, con un elicottero o con dei bombardieri) ha attaccato una colonna di auto all’interno dell’aeroporto internazionale di Baghdad, uccidendo il Generale iraniano Soleimani, uno degli uomini di spicco dell’intera gerarchia politica e militare dell’Iran.

L’ordine di attaccare, fanno sapere dal Pentagono, è arrivato direttamente dal Presidente Donald Trump ed è visto sia come una mossa “preventiva” per scoraggiare futuri attacchi iraniani (il Generale Soleimani era responsabile della “strategia estera” delle milizie iraniane) sia come risposta all’assedio dell’ambasciata statunitense a Baghdad, avvenuto negli ultimi giorni del 2019 e pare orchestrato proprio dal militare iraniano.

Al di là di quelle che possono essere le motivazioni che hanno spinto il Presidente degli Stati Uniti a volere l’attacco, è possibile prevedere una rapida escalation che, secondo alcuni analisti, potrebbe destabilizzare ulteriormente l’intera area mediorientale. L’Iran, per bocca dell’ayatollah Khamenei e del Presidente Rouhani, ha già affermato che vendicherà la morte del “martire” Soleimani, anche se non è ancora chiaro quali potrebbero essere i possibili obiettivi strategici del Paese mediorientale. Israele, ad esempio, sta già mobilitando truppe per farsi trovare pronta in caso di un eventuale attacco, mentre alcuni analisti pensano che possa ripetersi un attacco agli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, come già accaduto qualche mese fa.

Le conseguenze delle tensioni Stati Uniti – Iran, ovviamente, non saranno solamente politiche e militari. Anzi, le conseguenze più immediate saranno principalmente a livello economico. Gli equilibri e la stabilità dell’area mediorientale concorrono a determinare, in maniera piuttosto pesante, il prezzo del petrolio e del gas naturale. Una fase di guerra, “fredda” o reale che sia, potrebbero spingere verso l’alto le quotazioni degli idrocarburi estratti in quella zona del mondo, con ripercussioni sull’economia mondiale.

Già nelle ore immediatamente successive all’attacco, infatti, il prezzo del petrolio è tornato a salire in maniera sensibile, raggiungendo il massimo da quattro mesi a questa parte. Sul mercato statunitense un barile di greggio è quotato ora 63 dollari, mentre il Brent è cresciuto del 3,5% e ha sfiorato quota 70 dollari. Se la tensione USA-Iran non dovesse allentarsi, è probabile che la quotazione continui a crescere, richiedendo un’intervento dell’OPEC per aumentare la produzione.

Anche le borse non hanno reagito benissimo alla notizia dell’attacco. I mercati asiatici hanno chiuso in ribasso, mentre le borse europee in apertura sono piuttosto deboli.

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