Technoprobe, un elefante in una cristalleria. Gli effetti sul mercato EGM

(Teleborsa) – Un elefante in una cristalleria. È questa l’espressione che stanno usando gli operatori finanziari per descrivere la quotazione di Technoprobe, società di Cernusco Lombardone (Lecco) che vale circa un terzo del mercato mondiale delle probe card, quelle che vengono usate per effettuare i test di funzionamento dei chip. Il mercato scelto dall’azienda non è infatti Euronext Milan o Euronext STAR Milan, ma Euronext Growth Milan (EGM), il segmento di Piazza Affari dedicato alle PMI ad alto potenziale di crescita. Tale scelta è arrivata nonostante un’offerta corposa e una capitalizzazione che varrà un quarto dell’intero EGM. Gli advisor Mediobanca e IMI (Intesa Sanpaolo) stanno infatti collocando azioni per 600-700 milioni di euro (esclusa l’opzione greenshoe), in una forchetta di prezzo che darà a Technoprobe un equity value post-money compreso tra circa 3,25 e 3,79 miliardi di euro. Il flottante sarà del 20,8%.

I numeri pre e post-Technoprobe

L’intero Euronext Growth Milan, secondo i dati di chiusura del 7 febbraio, capitalizza 10,7 miliardi di euro e la prima società, Digital Value, vale 893 milioni di euro, pari all’8,4% di tutto il mercato. Assumendo che Technoprobe chiuda il collocamento esattamente a metà della forchetta di prezzo indicata, il valore dell’intero EGM salirebbe a 14,2 miliardi di euro. L’azienda brianzola varrebbe il 24,7% dell’intero mercato, con Digital Value al 6,3% e solo altre tre società oltre il 2% (Comer Industries, Italian Wine Brands e Franchi Umberto Marmi). La capitalizzazione media passerebbe da 64 milioni di euro a 84,6 milioni di euro, mentre la capitalizzazione mediana da 30,9 milioni di euro a 31,1 milioni di euro.

La scelta dell’Euronext Growth Milan è stata dettata dal fatto che l’azienda lombarda ha già i bilanci in ordine secondo la normativa internazionale, mentre sta ancora mettendo a punto la governance, riferiscono fonti a conoscenza della questione, e l’EGM da questo punto di vista garantisce più flessibilità. Technoprobe e Borsa Italiana non hanno voluto rilasciare commenti.

Le conseguenze per i fondi

Il primo effetto dell’ingresso di Technoprobe sull’EGM è che il movimento delle sue azioni avrà un impatto significativo sull’intero indice. Un secondo effetto riguarda i limiti di investimento dei fondi in società non quotate sui mercati regolamentati (il segmento EGM rientra in questa definizione essendo auto-regolamentato). Il timore è che diversi fondi con una partecipazione vicina al limite del 10% (fissato da Banca d’Italia) saranno costretti a vendere partecipazioni in portafoglio per far spazio all’IPO di Technoprobe. “È plausibile che alcuni fondi si trovino nella posizione di dover alleggerire alcune posizioni su altre società quotate per far spazio a questa”, afferma Paolo Verna, responsabile equity capital market e co-fondatore di Envent Capital Markets. “Bisogna però dire che la maggior parte della raccolta sta avvenendo su fondi esteri e che la maggior parte dei fondi italiani che fanno operazioni di questa dimensione non sono gli stessi che fanno le operazioni sull’ex-AIM – aggiunge – Un certo impatto ci sarà, ma non penso sarà così stravolgente”.

Fonti di mercato fanno notare che, rispetto all’ipotesi iniziale, Mediobanca e IMI hanno diminuito la fetta del collocamento dedicata al mercato italiano e incrementato quella destinata ai fondi esteri, anche per risolvere questi problemi. Se la ripartizione geografica fosse stata 50% in Italia e 50% all’estero, diversi fondi avrebbero dovuto di vendere una quantità significativa di azioni in portafoglio, prediligendo quelle che hanno un valore di carico molto più basso del valore corrente. Intanto, nella giornata di ieri il book di Technoprobe è stato coperto completamente (greenshoe compresa), dopo essere stato avviato venerdì scorso, hanno riferito fonti a conoscenza della situazione.

L’impatto sulle prossime IPO

C’è chi pensa che la quotazione di Technoprobe rallenterà il flusso di quotazioni su Euronext Growth Milan per un certo periodo di tempo. “I fondi, prosciugando le proprie disponibilità per il segmento PMI cioè l’EGM, non investiranno più in nuove IPO finché il mercato non si sarà stabilizzato, anche perché per questo segmento non può contare su risorse infinite – afferma Alberto Franceschini Weiss, presidente di Ambromobiliare – È chiaro che, con una realtà di queste caratteristiche, la liquidità tenderà a ricrearsi in tempi abbastanza rapidi, però ci vorranno sempre tre o quattro mesi. Ciò vuol dire che se piazzano questa operazione a fine febbraio, sarà molto difficile andare a collocare una società di medie dimensioni (con una raccolta da 25-30 milioni) nei mesi di marzo, aprile e maggio”. Discorso diverso per le PMI di taglia molto piccola, con raccolta di circa 5-10 milioni, sottolinea Franceschini Weiss. “Il risparmio che viene canalizzato sui fondi PIR e fondi PIR alternativi è in aumento e quindi si sta creando una massa aggiuntiva che verrà utilizzata per questo tipo di operazioni, ma la dimensione è comunque molto contenuta rispetto ad altri paesi europei. Inoltre, la fetta destinata alle PMI va più facilmente sul segmento STAR che sul Growth”, spiega il presidente della società di advisory in finanza strategica.

Il momento positivo per l’EGM

Siccome una quotazione come quella di Technoprobe è un fatto inedito, non è possibile prevedere gli effetti a medio-lungo termine. “Il mercato ex-AIM è un mercato che si sta formando, quindi in una fase delicata della sua crescita. Un’operazione molto diversa rispetto alla ratio e alle corde di un mercato dedicato alle PMI innovative è sicuramente un terremoto. Se poi questo faccia danni o meno, non lo possiamo dire”, è l’opinione di Verna. La quotazione del colosso delle probe card avviene in un momento positivo per l’EGM: nel 2021 si sono quotate 42 nuove società (escludendo SPAC e business combination), nuovo record dopo le 30 IPO del 2019. Inoltre, la raccolta ha stabilito un nuovo massimo, arrivando a 457,5 milioni di euro, significativamente al di sopra del picco di 175,3 milioni di euro raggiunto nel 2017, secondo i calcoli di KT&Partners. Considerando i valori mediani del 2021, la raccolta in sede di IPO ha raggiunto i 9,3 milioni di euro, quasi 3 volte il valore del 2020. La capitalizzazione di mercato totale (all’IPO) delle società quotate nel 2021 è più che raddoppiata rispetto al 2020 (+142,5%) e al 2019 (+103,9%), attestandosi a circa 2 miliardi di euro, con un valore medio e mediano rispettivamente di 195,4 milioni di euro e 144,4 milioni di euro. Numeri molto lontani da quelli che sta per registrare Technoprobe.