TAV, Buffagni: “Crisi già aperta”. Tensione nel Governo. E già si parla di voto anticipato

(Teleborsa) – Sul Tav “non c’è da aprire la crisi, è già aperta”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, esponente M5S molto vicino al vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo alla presentazione alla Camera del libro “Il sentiero stretto… e oltre” dell’ex Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. E già circolano “voci” di scioglimento anticipato della Camere e di voto il 26 maggio, insieme a quello per le “Europee”. Ma questa è al momento fantapolitica.

La replica della Lega arriva dal Presidente della Commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai: “Sono sempre ultimo a sapere le cose. Non è una crisi del settimo anno ma credo che ci saranno anche al settimo o forse anche al decimo anno”.

Le dichiarazioni del sottosegretario sono giunte a ridosso della conferenza stampa in cui il capo politico del Movimento ha puntato il dito contro l’alleato leghista. “Mi lascia interdetto il fatto che non noi, ma la Lega abbia messo in discussione il Governo legandolo al tema Tav”, ha esordito Di Maio davanti ai cronisti.

Per Di Maio quello che conta è il “Contratto”, definito “un atto solenne su cui si fonda il governo” da cui non si può prescindere.
Lo è anche “la convinzione del M5S” secondo cui “i soldi delle tasse degli italiani si devono spendere bene per atti utili, iniziative fondamentali e che in Italia ci sono priorità da affrontare”, diverse dal Tav.

A difesa del no pentastellato ci sarebbe l’analisti costi-benefici voluto dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti diretto da Danilo Toninelli (M5S) che, secondo Di Maio, dimostrerebbe come “l’opera tecnicamente non stia in piedi”.

“Non si può fare l’arbitro a partita conclusa. L’analisi costi-benefici è stata complessa, non si può dire ora che non convince”, incalza il vicepremier pentastellato che auspica una nuova “interlocuzione tra Italia e Francia per ridiscutere il progetto alla luce dell’analisi costi-benefici”.

Sui bandi di gara, afferma, c’è sì la consapevolezza che si tratti di “impegni e leggi”, ma ciò non basta. “Non si possono vincolare i soldi degli italiani a una opera che si deve ridiscutere. Se stiamo parlando dei soldi degli italiani, prima vai a ridiscutere l’opera e poi decidi cosa vai a farne dei soldi”.

Per Di Maio “non si può mettere a rischio il Governo per un punto nel Contratto: è un paradosso. Ci vuole serietà. Non è questione di chi ha la testa più dura, questi sono discorsi da bambini: dobbiamo metterci al tavolo ed evitare di vincolare soldi degli italiani”.

Rispondendo poi a Matteo Salvini che in mattinata, a margine di un evento sulla Giustizia, aveva parlato di un generico rinvio a lunedì senza altre dichiarazioni, il vicepremier ricorda che “non mi si può dire che ci rivediamo lunedì, questo è un fine settimana di lavoro per portare a casa gli obiettivi del Governo”.

Ad alzare i toni della polemica c’è poi lo studio UE favorevole al Tav firmato dal responsabile del team ministeriale Marco Ponti. Intervistato da Open, il padre dell’analisti costi-benefici anti Tav ha disconosciuto il documento, dichiarando di non conoscerlo e che gli studiosi che lavorano in Trt – la società che ha redatto il documento per il ministero – “lavorano in modo totalmente autonomo. Io non so quello che fanno se non per notizie che mi arrivano”.

Ponti ha dunque ribadito il suo no che anzi rivendica come punto di partenza del nuovo dibattito pubblico. “Se con i numeri del Tav avessi chiesto alla Banca mondiale, dove ho lavorato più a lungo, di finanziare questo progetto sarei stato licenziato lo stesso pomeriggio”, ha concluso.

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