Taglio parlamentari e voto, Quirinale tra silenzio e “stupore”

(Teleborsa) – Schermaglie e frecciatine da un lato. Silenzio dall’altro. Almeno fino ad ora il Presidente della Repubblica Mattarella ha deciso di restare alla finestra per seguire da vicino gli sviluppi della crisi, pronto ad entrare in campo nel momento più opportuno.

Ufficialmente nessuna presa di posizione, certo è che – ufficiosamente – il “coup de théâtre” con il quale ieri Salvini ha proposto di anticipare il quarto e definitivo voto sulla riforma costituzionale che riduce il numero di parlamentari (in calendario alla Camera per il 9 settembre – ha “sorpreso” , di certo non positivamente, il Quirinale.

Per il Colle, infatti, se il Parlamento dovesse approvare definitivamente la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, sarebbe impossibile sciogliere le Camere prima di sei, sette mesi.

Una mossa, quella del Ministro dell’Interno, istituzionalmente azzardata che non tiene conto dell’equilibrio tra poteri senza contare, appunto, l’evidente contraddizione tra l’iter della riforma costituzionale e la fretta, manifestata dallo stesso Salvini, di andare subito alle urne.

In quest’ottica, occorre fare riferimento all’art. 138 della Costituzione che stabilisce che entro tre mesi dalla loro pubblicazione in Gazzetta ufficiale, le leggi di revisione della Carta possano essere sottoposte a un referendum popolare. Il referendum si può evitare “se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.
Nel caso specifico, però, il testo, è passato in seconda lettura al Senato lo scorso 11 luglio con “soli” 180 voti favorevoli (per i due terzi, sarebbe stato necessario l’appoggio di Forza Italia che non ha partecipato al voto). Un referendum è, quindi, possibile.

Ma c’è di più: la legge prevede anche una finestra di sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge per poter ridisegnare i collegi elettorali in base al nuovo e ridotto numero di seggi. Risultato: l’approvazione definitiva della riforma chiuderebbe la finestra per un ritorno immediato alle urne.

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