Taglio cuneo fiscale, come Pd e M5s hanno intenzione di ridurlo

Taglio cuneo fiscale, Pd e M5s intenzionati a ridurlo in caso di alleanza: le ipotesi al vaglio

In caso di alleanza Pd e M5s sembrano intenzionati a procedere con un netto taglio del cuneo fiscale – contributivo.

Le trattative tra gli esponenti di M5s e Pd stanno tenendo tutti sulle spine in questi giorni. Vi è,in linea di massima, la volontà di trovare un punto di incontro, partendo da quella che è la visione comune sugli interventi considerati indispensabili per la ripresa economica del Paese.

Una delle riforme su cui sia il Movimento 5 Stelle che il Partito Democratico intendono puntare, stando alle ultime dichiarazioni rilasciate, è quella che mira al taglio del cuneo fiscale – contributivo. Alleggerire i costi del lavoro per i datori contribuirebbe a dare uno slancio all’economia italiana, riducendo la pressione fiscale e creando un terreno fertile per nuove assunzioni.

Alle buone intenzioni dei due partiti, però, dovranno seguire i fatti che, come vedremo, rischiano di non produrre mai i loro effetti se non accompagnati da un piano di intervento preciso e sostenibile.

Le riforme su cui M5s e Pd punteranno, in caso l’alleanza vada a buon fine, dovranno tutte essere coperte dalle opportune risorse. Queste ultime dovranno essere debitamente riportate e documentate nella prossima legge di bilancio, che dovrebbe ammontare a non più di 30 – 35 miliardi di euro. Da questa cifra, tuttavia, dovranno essere tolti 27,6 miliardi di euro, necessari per il blocco delle clausole di salvaguardia dell’Iva (che in caso contrario determinerebbero l’aumento dell’imposta nel 2020), il finanziamento di tutte quelle spese cosiddette indifferibili (ovvero che non ammettono rinvii o dilazioni) e, in fine, far fronte agli investimenti già esplicitamente previsti.

Tolti i 27 miliardi, che sono già stati destinati ad altro, per poter portare avanti il progetto di riforma del cuneo fiscale allo Stato rimangono dai 5 agli 8 miliardi di euro.

Sappiamo che il prossimo Governo, e quindi la possibile coalizione giallo – rossa, potrà  contare su 8 – 10 miliardi da utilizzare nella prossima manovra. Si tratta di un gettito di denaro proveniente dalle minori spese finali di quota 100 e reddito di cittadinanza e dalle maggiori entrate fiscali assicurate a seguito dell’introduzione della fattura elettronica.

Le risorse “avanzate”, comunque, non sono abbastanza. Conti alla mano, difatti, per arrivare ai 30 – 35 miliardi ipotizzati mancherebbero dai 20 ai 27 miliardi circa per procedere con il taglio del cuneo fiscale.

Le proposte messe sul tavolo da M5s e Pd sono essenzialmente tre:

  • un taglio graduale del cuneo fiscale di un punto l’anno per cinque anni;
  • un taglio netto del cuneo fiscale di 4 punti per ogni assunzione a tempo indeterminato di giovani inoccupati/disoccupati o precari;
  • esonero del versamento contributivo spettante ai datori di lavoro (precisamente dell’1,61% della retribuzione destinato alla Naspi e di quello del 2,95% destinato alla disoccupazione agricola).

Qualsiasi sia la strada scelta da Pd e M5s, comunque, rimane il problema delle risorse. I fondi, secondo gli esperti, potrebbero essere trovati dando il via ad una nuova fase di spending review. I leader dei due partiti, intanto, su come e quando reperiranno le risorse necessarie non si sono ancora espressi.

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