Sviluppo Sostenibile, Fondazione Barilla lancia call to action a leader del settore

(Teleborsa) – Promuovere e sviluppare, attraverso le strategie e i prodotti aziendali, diete sane e sostenibili; utilizzare, nella produzione di cibo, pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale; sviluppare filiere alimentari sostenibili; e, infine, comportarsi sempre in maniera responsabile, secondo i criteri della “good corporate citizenship”. Queste le quattro “dimensioni di allineamento”, ovvero le tematiche che le imprese del settore alimentare dovrebbero rispettare contemporaneamente, se intendono contribuire ad un ambiente più sostenibile e società più giuste e inclusive. A tracciarle è lo studio di Fondazione Barilla (BCFN) “Fixing the Business of Food: The Food Industry and the SDG Challenge”, prima fase di un progetto biennale presentato oggi a New York durante un evento a margine della 74ma Assemblea Generale Onu.

Il Rapporto evidenzia un quadro delle azioni già implementate dal settore alimentare e lancia una call to action a Ceo e leader, indicando le azioni che andranno adottate, da qui al prossimo futuro, per accelerare il processo di trasformazione e arrivare a una gestione sostenibile del cibo, della terra, dell’acqua e degli oceani. La finalità è quella di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Linee guida che mirano ad avviare una trasformazione nel modo di produrre il cibo e gestire le risorse della terra.

“I leader del settore alimentare hanno già compiuto passi avanti per il raggiungimento degli SDGs, adottando il concetto di sviluppo sostenibile come parte integrante del loro core business. Tuttavia, per centrare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, abbiamo ancora bisogno di azioni concrete” ha dichiarato il Presidente della Fondazione, Guido Barilla.

Come evidenziato dallo studio Sustainable Development Report 2019, sono, infatti, ancora numerosi i passi che i Paesi devono compiere verso il conseguimento dei 17 Obiettivi. In particolare, – sottolinea Fondazione Barilla in una nota – “l’indice che misura il rendimento dell’Obiettivo 2-Sconfiggere la fame, evidenzia che, a livello mondiale, è stato raggiunto in media solo il 53,6%. 56 Paesi sui 162 monitorati dallo studio si fermano a un punteggio inferiore al 50%”. I sistemi alimentari contribuiscono contemporaneamente alla diffusione di fame, malnutrizione e obesità e sono anche responsabili di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra; nel 90% dei casi, della scarsità di acqua registrata in particolari situazioni; della maggior parte delle perdite di biodiversità, del sovrasfruttamento della pesca, del sovraccarico di nutrienti che compaiono nell’acqua, del suo inquinamento e di quello dell’aria. Allo stesso tempo, i sistemi alimentari sono anche altamente vulnerabili per via dei cambiamenti climatici e del degrado del territorio.

“In Italia, lavoriamo da anni con il settore privato, che ha compiuto importanti passi avanti nel campo della trasformazione alimentare, della riduzione dei rifiuti di imballaggio e dell’approvvigionamento di ingredienti di qualità”, ha dichiarato Emanuela C. Del Re, Viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale.

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