Superbonus, Confindustria: “In due anni spesa di 18,5 miliardi e impatto di 1% sul PIL”

(Teleborsa) – Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, l’applicazione del Superbonus 110% “attiverà in due anni 18,5 miliardi di spese con un impatto positivo sul PIL pari a circa l’1%“. È quanto ha affermato il vicepresidente per Credito, Finanza, Fisco di Confindustria, Emanuele Orsini, nel corso di un’audizione alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera.

“Il Superbonus 110%, – ha spiegato Orsini – è come il motorino di avviamento delle autovetture, prima mettiamo in moto, prima l’economia riparte”. Tale agevolazione – ha proseguito – è in grado di rimettere in moto l’intera filiera delle costruzioni che, nelle fasi di crisi si è dimostrata essere il traino più importante per la ripresa dell’intera economia”.

Il Superbonus 110% – ha sottolineato Orsini – è “una misura che necessita di tempi giusti per viaggiare a pieno regime” e quindi – ha aggiunto – “ribadiamo l’assoluta importanza di prorogare il Superbonus almeno fino al 31 dicembre 2023. L’incertezza sui tempi di proroga della misura porta alla conseguenza per cui alcune banche, per ragioni di prudenza, preferiscono non impegnarsi nell’acquisto di crediti relativi a lavori da completare o, addirittura, eseguire nel 2022. Con la conseguenza di fermare un iter già avviato con lavori tecnici preparatori”. Ma, secondo Confindustria, “accanto alla proroga è necessaria l’adozione urgente di alcuni correttivi che consentano alla misura di liberarne tutto il potenziale. Ciò anche in considerazione del fatto che il Governo ha già allocato risorse per 22,26 miliardi su questo strumento, che ci aspettiamo siano incrementate il prima possibile. Vi è un’ultima ragione – ha proseguito – che impone una proroga del Superbonus. Il periodo di vigenza di queste misure non può non tenere conto del fatto che i lavori sugli edifici hanno bisogno di tempistiche adeguate. Serve l’asseverazione degli stessi, serve il progetto, serve la messa in opera in sicurezza, servono gli accordi in merito alla cessione dei medesimi bonus a soggetti terzi o alla possibilità di concordare lo “sconto in fattura” con l’impresa esecutrice. Pensiamo, inoltre, ai progetti di rigenerazione urbana, fondamentali per contenere il consumo del suolo anche attraverso la demolizione e ricostruzione, che però richiedono tempi ancora più lunghi. Un iter che comprende acquisizione del vecchio immobile, sua demolizione, ricostruzione e successiva vendita, che deve comunque avvenire entro la scadenza dell’agevolazione, oggi fissata al 30 giugno 2022“. Secondo il vicepresidente di Confindustria “questo termine vuole dire, in sostanza, chiudere la misura ora. Servono termini più realistici per ottenere significativi risultati”.

Per rendere efficace la misura è, inoltre, necessario ridurre gli ostacoli burocratici e ampliarne gli ambiti di applicazione. “Il Superbonus – ha detto Orsini – è una misura con un enorme potenziale di rilancio del settore degli investimenti privati ma deve necessariamente essere oggetto di un lavoro di semplificazione con l’obiettivo di rimuovere i diversi ostacoli burocratici e normativi che potrebbero compromettere il pieno raggiungimento degli obiettivi”. Per Confindustria “occorre trovare un bilanciamento tra i requisiti necessari a tutelare l’interesse erariale e l’accesso e l’utilizzo dell’incentivo. I superbonus richiedono giustamente la presenza di presidi ma tutto ciò non deve tradursi in un sovrabbondante ostacolo alla concreta realizzazione dell’obiettivo ultimo, che è quello di riqualificare e mettere in sicurezza città e territori”. Secondo alcune indagini condotte a fine 2020 – ha ricordato Orsini – una famiglia su tre, seppur interessata all’agevolazione, si dichiara intenzionata a rinunciarvi, in ragione della sua complessità”. In particolare, ha aggiunto, “la dimensione della complessità del Superbonus è data, a nostro avviso, dalla mole di interpretazioni che l’agenzia dell’entrate è stata chiamata a produrre”. Per questo “sarebbe utile avere un unico strumento in cui far confluire i chiarimenti più importanti con circolari quadro o guide interministeriali. Abbiamo condiviso proprio ieri questa necessità con l‘Agenzia dell’Entrate, che si è resa prontamente disponibile”.

Infine, l’ambito di applicazione del Superbonus – per l’esponente di Confindustria – dovrebbe essere ampliato “affinché possano essere annoverate a pieno titolo tra i soggetti beneficiari anche le imprese per gli interventi realizzati sugli immobili di loro proprietà”. Secondo Confindustria “è questo un passaggio cruciale. Non si può infatti pensare – ha concluso Orsini – di rigenerare compiutamente il tessuto urbano, sul piano energetico e strutturale, lasciando fuori, o agevolando in misura sostanzialmente inferiore, gli immobili delle imprese (si pensi ad un hotel, o un edificio amministrativo nel centro di una città)”.

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