Superbonus 110%, in bozza Recovery ipotesi proroga al 2023

(Teleborsa) – Si affaccia l’ipotesi una proroga del Superbonus. “Il Milestone identificato – si legge a pagina 102 delle schede Missione 2 (green revolution) del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) che il governo ha inviato giovedì notte alle commissioni parlamentari – è l’approvazione dell’estensione della misura del Superbonus per interventi effettuati fino al 31 dicembre 2023“.

Per il resto l’impianto di fondo del documento inviato resta quello già noto e non cambiano le risorse destinate alle singole missioni. Il documento, composto da sei schede tecniche per un totale di 400 pagine scritte in inglese, non costituisce, infatti, il nuovo e definitivo Pnrr del governo Draghi, ma rappresenta un passo avanti che arricchisce il precedente piano del governo Conte. Nelle schede sono contenuti gli obiettivi e le scadenze temporali delle spese richieste dalla Ue entro cui realizzare obiettivi e riforme. Le schede tecniche spiegano nel dettaglio i progetti a cui sta lavorando il governo con l’avvertenza che in molti casi si tratta di semplici bozze. Come infatti aveva annunciato il ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco le schede tecniche non sono un testo nuovo bensì l’indicazione delle misure da finanziare nell’ambito del Pnrr “al fine di un esame completo da parte del Parlamento”.

La scadenza temporale del Superbonus, sul quale era stata inizialmente stata paventata una proroga fino al 2022, era stata oggetto di uno scontro politico fra i Cinque stelle, guidati da Riccardo Fraccaro e Stefano Patuanelli, favorevoli a una proroga più ampia, e l’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Per tale ragione il segnale contenuto nelle schede del Pnrr è stato accolto favorevolmente dai Cinque stelle. “Bisogna essere obiettivi: i benefici del Superbonus 110% sulla nostra economia – commentano in una nota i senatori M5s in commissione Industria, Commercio e Turismo Gianni Girotto, Cristiano Anastasi, Gianluca Castaldi, Marco Croatti, Gabriele Lanzi e Sergio Vaccaro – sono ampiamente circostanziati da studi e numeri in questo primo scorcio del 2021. A febbraio Enea ha segnalato come grazie a questa misura i nuovi cantieri sono aumentati del 168,4%, passando da 1636 a 4391. E il valore dei lavori è stato incrementato del 160%, passando da 189 milioni di euro a 491,5 milioni di euro. Ance pochi giorni fa ha parlato di un rimbalzo potenziale immediato sulle ristrutturazioni edilizie del 14%. Inoltre, da un’analisi della Luiss Business School emerge che a fronte di un aumento della spesa statale stimato di 8,75 miliardi nel triennio 2020-2022, si registrerebbe un incremento del prodotto interno lordo nazionale di 16,64 miliardi nel periodo di attuazione del Superbonus. Insomma, le certificazioni sulla bontà del meccanismo fiscale ci sono. La volontà di estendere il bonus esplicitata dalle prime bozze del Pnrr diffuse dal ministro dell’Economia Franco è incoraggiante. Essendo però fortissima la domanda per gli interventi, sarebbe necessaria almeno l’estensione della misura a tutto il 2023 per tutte le categorie senza distinguo. Un orizzonte triennale è necessario per poter garantire una copertura massiccia di interventi su tutto il territorio, con benefiche conseguenze sul fronte occupazionale. Come M5s lavoreremo per questo prolungamento”.

Dopo l’approvazione delle Camere, sulla bozza del Piano dovrà pronunciarsi la Commissione europea per la decisione finale. Rispetto al programma presentato il 12 gennaio da Conte e Gualtieri non ci sono significative novità, non cambiano le risorse destinate alle missioni: 46,3 miliardi per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 69,8 miliardi per “rivoluzione verde e transizione ecologica”; 31,98 miliardi per le infrastrutture per la mobilita’ sostenibile; 28,49 miliardi per il sistema educativo e ricerca; 27,62 miliardi per inclusione e coesione sociale; 19,72 miliardi per il sistema sanitario. Il totale arriva a poco più di 223 miliardi dal momento che il Piano contiene anche i fondi per il Sud a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC). Il Recovery Fund da solo vale 191 miliardi di cui circa 130 miliardi sono destinati ai nuovi progetti mentre i restanti 60 miliardi a “progetti in essere” che riceveranno, grazie alla loro collocazione all’interno del Piano una significativa accelerazione dei profili temporali di realizzazione e quindi di spesa.

L’impatto stimato sul Pil è del 3% fino al 2026 quando il piano dovrà essere completato. Questa stima, ha spiegato il ministro Franco “non teneva conto di possibili effetti delle riforme”. Il cronoprogramma prevede che il programma venga presentato a Bruxelles entro il 30 aprile. Poi la commissione Ue valuterà i piani di ciascun Paese e avrà a disposizione 8 settimane. Una volta acquisita l’approvazione del Consiglio europeo ci saranno altre quattro settimane per la definizione finale. Questo significa che le risorse europee saranno disponibili alla fine dell’estate. Se tutto andrà secondo i piani ci sarà un prefinanziamento del 13% che per l’Italia vale 20 miliardi.

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