Strage di Ustica: un mistero lungo 38 anni

(Teleborsa) – La tragedia di Ustica, sera del 27 giugno 1980. Sono le 20,59 quando il DC9 Itavia volo IH870 Bologna-Palermo cessa di dare notizie di se interrompendo i collegamenti radio. All’alba del 28, con il ritrovamento in mare di pochi rottami e di diversi corpi mutilati la conferma che il DC9 era caduto in mare.  Ma come, perché? Tante le ipotesi, nessuna certezza. Cedimento strutturale, bomba, missile, attentato, con numerose varianti sui temi. Un mistero rimasto ancora avvolto dalla nebbia.

Le famiglie delle vittime, riunite in Associazione, non si sono date pace e mai se la daranno, lottando per una verità che sembra impossibile da raggiungere. Trentotto anni di dubbi, misteri, incertezze, mezze verità, accuse, smentite, depistaggi, ma soprattutto dolore. Nessun colpevole, ma per ora solo la condanna definitiva sancita dalla Cassazione lo scorso 22 maggio dei Ministeri della Difesa e delle Infrastrutture, dopo numerosi processi, per “omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica”. La Suprema Corte ha stabilito che i due dicasteri devono risarcire l’Itavia, la compagnia aerea proprietaria del velivolo fallita dopo il disastro. Una decisione che ha, di fatto, confermato una responsabilità di Stato.

La decisione sull’entità del risarcimento arriverà tra qualche mese: la cifra potrebbe essere di 265 milioni di euro, ovvero quanto liquidato dalla Corte d’Appello con la sentenza del 2013. A giugno 2017, la Corte d’Appello di Palermo aveva invece condannato lo Stato a risarcire oltre 17 milioni di euro a 29 familiari delle vittime della strage, ribadendo che i ministeri non assicurarono adeguate condizioni di sicurezza.

“S’è inabissato in mare l’aereo Bologna-Palermo: 81 dispersi” – La Repubblica; “DC-9 Itavia con 81 persone s’inabissa in mare presso Ustica” – Il Messaggero; “Cade un aereo con 81 persone sulla rotta Bologna-Parlermo” – Corriere della Sera: così nelle prime ore del mattino del 28 giugno 1980 l’Italia apprendeva del disastro aereo dalle prime pagine di tutti i quotidiani, ovvero la quasi totalità degli italiani che non aveva visto i pochi telegiornali della notte che c’erano allora né ascoltato nottetempo i notiziari radio. Ancora lontana l’era di internet e dei social.

Sono, questi ricordati, solo alcuni titoli dei giornali datati 28 giugno 1980 che raccontavano appunto quanto accaduto la sera prima al largo dell’isola di Ustica, nel Mar Tirreno meridionale. Una tragedia destinata a restare uno dei più grandi misteri italiani.

Su quella terribile notte sono state dette bugie, mezze verità, accuse, smentite, ancora conferme poi puntualmente smentite. Tutto e il contrario di tutto. Un minestrone immangiabile. Chi è il colpevole? Come è caduto il volo e chi sapeva? A queste e molte altre domande, negli anni, si è cercato, invano, di dare delle risposte. Anche con complesse operazioni di recupero dei resti del DC9, finito nella cosiddetta “Fossa del Tirreno” profonda 3500 metri. Ma a distanza di quasi 40 anni dalla strage non c’è nessuno ancora condannato come responsabile.

Tra le ipotesi, la più accreditate quella che il DC9 Itavia, decollato da Bologna con un’ora di ritardo, potrebbe essere stato colpito per errore, in uno scenario di guerra aerea, o nel corso dell’esercitazione. Non c’era all’epoca efficace copertura radar sulla zona dell’Italia meridionale a sud di Napoli, almeno per quanto riguardava il traffico aereo civile. Per i velivoli militari era certamente tutt’altra storia. Certo è che in quella drammatica sera ci fosse intensa attività aerea su una vasta zona di mare del Tirreno e del Mediterraneao che vedeva impegnati velivoli da combattimento di diverse nazioni.

Pista dello “scenario di guerra” riaccreditata recentemente dalla testimonianza, riportata da una trasmissione televisiva, di un ex marinaio statunitense che all’epoca si trovava sulla portaerei americana Saratoga. Portaerei che si era finora sempre saputo alla fonda nel porto di Napoli. Da quella nave, che invece si sarebbe trovata al largo, l’allora marinaio ha raccontato di aver assistito al rientro da una missione speciale di due caccia Phantom, sembrerebbe disarmati, scarichi, ovvero privi di almeno uno dei missili di dotazione. Aerei che sarebbero serviti ad abbattere altrettanti Mig libici in volo proprio lungo la traiettoria aerea del DC9.

Strage di Ustica: un mistero lungo 38 anni