Stop al quantitative easing: cosa succede ora per l’Italia

Draghi ha annunciato ufficialmente la fine del programma di politica monetaria avviato quattro anni fa

La notizia era nell’aria da tempo e adesso è arrivata anche la conferma per bocca di Mario Draghi, Presidente della BCE.

Il programma “Quantitative Easing” – con il quale Francoforte aveva acquistato titoli di Stato italiani per 2.600 miliardi di euro – è giunto alla sua conclusione. Dopo 4 anni dall’avvio, il cosiddetto ‘QE’ è dunque finito e per l’Italia e l’Europa comincia una nuova fase.

I temi ‘caldi’ a tenere banco nel dibattito europarlamentare e le criticità che impensieriscono gli analisti dell’Eurozona sono parecchie, a cominciare dalla frenata dell’economia della UE, l’instabilità che continua a monopolizzare la scena politica di molti paesi Membri, l’incertezza sulla politica monetaria più adeguata da adottare e il pericolo inflazione. Ma cosa comporta esattamente la fine del programma ‘Quantitative Easing’ per l’Italia e per il futuro dell’economia europea?

Cos’è il “Quantitative Easing” e come funziona

Prima di rispondere a queste domande ricordiamo brevemente cosa si intende per ‘Quantitative Esasing’ e cosa ha significato per l’Italia l’adozione di questo programma.

Il “Quantitative Easing” è uno strumento non convenzionale di politica monetaria utilizzato dalle banche centrali per stimolare la crescita economica, orientare l’offerta di credito e i mercati finanziari. La BCE ha avviato il programma nel 2015 con l’approvazione del primo QE, passato alle cronache come “bazooka”: 60 miliardi di euro al mese in acquisti mensili diretti soprattutto ai titoli di Stato.

A questa prima fase ne sono seguite altre due che hanno portato all’ampliamento da 60 a 80 miliardi di euro al mese l’ammontare degli acquisti mensili di titoli e la loro estensione anche agli “abs” e ai “covered bond”.

Per l’Italia tutto ciò ha significato una media di acquisti in titoli di Stato pari 345 miliardi di euro solo nei primi tre anni di programma. Un gettito economico importante la cui interruzione costringerà il nostro paese ad affrontare con le proprie forze gli investitori internazionali alle aste su cui verranno collocati i titoli di Stato.

Italia: cosa succede adesso?

La situazione italiana è complicata dalla difficile trattativa con Bruxelles sulla manovra economica e sull’approvazione di una legge di bilancio tutt’altro che semplice. I dubbi dell’Europa sulla fattibilità e l’affidabilità del programma presentato dal nostro Governo non sembrano dissiparsi e il futuro della legge è ancora un’incognita.

Tuttavia gli effetti della fine del ‘QE’ sulla nostra economia dovranno essere ponderati sulla base di altre variabili, a cominciare dalle soluzioni che la BCE deciderà di adottare per far fronte ad un’instabilità economica ben più ampia.

Se è vero che l’Italia – come ha affermato la banca d’affari Goldman Sachs –  rischia di “flirtare” con la recessione nei prossimi mesi, è anche vero che la stessa Germania ha chiuso lo scorso trimestre con il Pil in calo, cosa che non succedeva dal 2015 e che la Francia è ancora alle prese con la crisi dei ‘gilet gialli’.

Sulle proiezioni macroeconomiche dell’Eurozona, inoltre, pesa ancora il fantasma della Brexit e stabilire quale dovrà essere la politica monetaria da adottare è ancora molto difficile.

L’unica certezza è che la Banca Centrale Europea manterrà i tassi di interesse invariati fino all’estate 2019, ma il rischio di un’imminente recessione fa tremare i mercati che chiedono soluzioni più coraggiose, efficaci e a breve termine.

I possibili scenari

Le opzioni che la BCE valuterà nei prossimi mesi lasciano presagire due scenari possibili:

  • Il reinvestimento dei titoli in scadenza: le notevoli quantità di obbligazioni scadute che la BCE ha accumulato durante il ‘QE’ devono essere gestite in quale modo. La Banca Centrale Europea potrebbe reinvestire queste obbligazioni per tranquillizzare i mercati, per poi porre fine gradualmente al reinvestimento in base ai segnali che arriveranno dall’economia dell’Eurozona.
  • Il lancio di una nuova “Tltro”: è possibile che Draghi possa considerare la possibilità di dare vita ad un nuovo giro di aste di liquidità a buon mercato. Questa soluzione fornirebbe scorte di credito a buon mercato, che il gergo tecnico sono denominate “Operazioni di rifinanziamento a lungo termine mirate” o Tltro.

Tuttavia, la differenza tra un programma di ‘QE’ e le “Tltro” è che con quest’ultimo genere di operazioni il controllo delle politiche di bilancio europee passerebbe sostanzialmente in mano alle banche.

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