Stadio Milan-Inter, l’impatto che avrebbe su Milano e sul lavoro: il dossier

I due club puntano a realizzare una struttura nuova. Ristrutturare San Siro costerebbe troppo

A Milano continua a tenere banco la questione del nuovo possibile stadio realizzato da Inter e Milan, i quali hanno presentato il loro dossier dove c’è un primo studio di fattibilità.

In attesa della pubblicazione dei progetti ufficiali e degli gli incontri nelle commissioni a Palazzo Marino, previsti per la prossima settimana, i due club hanno iniziato a tratteggiare più nitidamente le loro ambizioni.

Le analisi hanno messo nero su bianco anche le stime dei vantaggi economici e lavorativi che la costruzione del nuovo stadio porterebbe alla metropoli lombarda: “Gli 81 milioni di opere pubbliche generati dall’intervento […] e l’impatto occupazionale per 72 mesi che porterà a 600 nuovi posti di lavoro. Quanto all’indotto, l’incremento occupazionale è stimato in 3000-3500 posti annui”.

Il nuovo stadio avrebbe una capienza di più di 60mila posti ‘comfort’ in cui sarebbe innestato un settore “premium” di 12.500 posti. Il costo totale dell’operazione dovrebbe aggirarsi sui 650 milioni. Dallo studio si stima che il tutto si dovrebbe realizzare in 3 anni.

Il progetto sarebbe pensato come un comparto multifunzionale, sfruttabile tutti i giorni dell’anno, e come un impianto “che poggerà su una piastra […] Questo genererà superfici funzionali pari a 127mila mq […] Sarà una struttura meno invasiva dell’attuale”.

Il polo sportivo dovrebbe trovare luogo intorno a una grande piazza e ospitare anche un centro commerciale sopra cui nascerà uno spazio di circa 13mila mq destinato all’intrattenimento, oltreché agli uffici (per 56mila mq) e agli alberghi (per 21mila mq).

Il dossier presentato da Inter e Milan tratta anche il capitolo San Siro. La volontà di ristrutturarlo è scarsa in quanto, secondo le stime, il costo andrebbe oltre i 500 milioni di euro e il progetto non si concluderebbe prima di 5 o 6 anni, nemmeno entro le Olimpiadi invernali del 2026. Chiaramente costerebbe meno rispetto alla struttura nuova, ma servirebbe il doppio del tempo per sistemarlo e il risulto non sarebbe certo paragonabile a un edificio ex novo.

Nella fattispecie, le 30 pagine del dossier dedicate a un’eventuale ristrutturazione di San Siro mostrano che per rimetterlo in sesto bisognerebbe “demolire il terzo anello per ridurre la capienza dell’impianto”. Inoltre occorrerebbe “ampliare la circolazione sui vari livelli e consentire l’integrazione dei servizi disponibili”, oltre a “rifare la copertura per renderla acusticamente adeguata”

Altri lavori di sistemazione sarebbero il mantenere il secondo anello ma demolire e ricostruire il primo, che è la zona più vecchia dello stadio. In aggiunta ci sarebbe da “costruire un edificio esterno dietro la tribuna rossa per aumentare i volumi coperti per creare aree tecniche di hospitality e uffici. E tale edificio coprirebbe la vista di quanto rimarrebbe dell’attuale San Siro”.

In definitiva, si raggiungerebbero i 60mila posti ma il livello di comfort sarebbe per circa 30mila persone, soglia che è al di sotto degli standard degli stadi moderni.

Nel dossier è stata anche rimarcata la poca attenzione relativa agli investimenti sugli stadi in Italia. Il confronto con gli altri paesi europei è impietoso. Nel BelPaese, nell’ultimo decennio, è stato speso un centesimo di quello che si spende altrove: 150 milioni contro i 15 miliardi spesi in Europa.

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