Spunta la “Bollicine Tax” a Philadelphia contro l’obesità per far cassa con le bibite gassate

(Teleborsa) – Amministrazioni pubbliche sempre più alla ricerca di nuove entrate, sotto il pretesto di azioni salutiste. E così spunta anche la tassa sulle bibite gassate. Accade a Philadelphia, in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Ma c’è un motivo a un’iniziativa a prima vista perlomeno stravagante. Philadelphia è infatti una grande città americana dove già da anni è in corso una delle più serie lotte contro l’obesità, soprattutto quella che colpisce sempre più bambini e ragazzi. Il 40% di giovanissimi e giovani e i tre quarti degli adulti di Philadelphia sono infatti sovrappeso.

Così, il Consiglio comunale della città ha deciso di imporre all’oltre milione e mezzo di abitanti una imposta sulle bevande analcoliche gassate o zuccherate considerate tra le maggiori responsabili dell’obesità appunto in bambini e adolescenti. Una vera e propria tassa sulle bollicine, come è stata immediatamente battezzata. Il voto, in Consiglio, è stato schiacciante: 13 favorevoli, solo 4 contrari. L’imposta, fissata a 1,5 centesimi di dollaro per oncia, corrispondenti a 29 ml, farà aumentare mediamente di 18 centesimi il prezzo al dettaglio di una lattina.

Prima d’ora, introdurre la tassa sulle bollicine negli Usa era riuscito solo alla città di Berkeley, in California, con un balzello di 1 cent per oncia. In alcune decine di altre città americane, tra cui New York, proposte simili erano invece state clamorosamente bocciate, anche nonostante forti campagne salutiste.

Gli amministratori di Philadelphia con la nuova tassa stimano ore entrate di almeno 90 milioni di dollari l’anno, che saranno utilizzate per strutture destinate all’infanzia.

Ma i produttori di bevande gassate, grandi e piccoli che siano, sono già sul piede di guerra minacciando e preparando ricorsi in Tribunale. L’American Beverage Association (Aba) sostiene che la nuova imposta è illegale e viola la Costituzione. L’Aba ha comunque già chiesto che allora vengano tassate anche le bevande dietetiche, finora escluse dall’imposta perché prive di zuccheri. Almeno sulla carta.

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