Spread oltre quota 300. Quali le conseguenze sui conti pubblici?

(Teleborsa) – Lo Spread resta sorvegliato speciale in questi giorni convulsi per la finanza italiana. Ieri, 2 ottobre, il differenziale di rendimento tra il BTP decennale tricolore e il Bund tedesco è volato a quota 300 punti base, toccando il massimo da aprile del 2013 mentre il rendimento del decennale si è portato oltre il 3,40%, il top dal 2014.

A provocare la fuga degli investitori dal debito italiano i timori che la decisione del Governo di stabilire un rapporto deficit/PIL del 2,4% nella prossima Legge di bilancio possa provocare gravi ripercussioni sui conti del Paese, oltre che aprire un fronte di “guerra” con la Commissione europea.

Questa mattina lo Spread viaggia poco sotto quota 300 punti base con il rendimento dei BTP al 2,41%. Le attese sono per un ripiegamento alla luce dell’ammorbidimento mostrato dall’Esecutivo. Dopo un vertice fiume a Palazzo Chigi il Premier Conte ha infatti annunciato che il rapporto deficit/PIL al 2,4% riguarderà solo la Manovra del 20019. A partire dal 2020 sarà abbassato al 2,2% fino alla riduzione al 2% nel 2021. Il Presidente del Consiglio ha poi promesso una marcata contrazione del debito grazie alla crescita e al taglio agli sprechi.

Ma quanto potrebbe pesare questa fiammata dello Spread su conti pubblici? L’aumento dei tassi e l’allargamento dello spread hanno un impatto immediato sulla spesa per interessi. La Manovra per il 2019 dovrà dunque fare i conti con una spesa per interessi sul debito pubblico che torna a crescere interrompendo un percorso di progressivo calo che dura da sei anni. Che non è poca cosa, considerando che negli ultimi sei anni è stato questo capitolo di spesa a generare il progressivo miglioramento del livello del rapporto deficit/PIL.

Solo per fare un esempio, nel 2012 l’Italia ha sostenuto 83 miliardi di spesa per interessi sul debito e nel DEF firmato dal precedente Governo (relativo al 2018) l’indicazione era per un nuovo calo a 63 miliardi.

Nei mesi scorsi l’Ufficio parlamentare di bilancio ha prodotto una analisi delineando diversi scenari sulle esigenze di rifinanziamento del debito pubblico e una previsione della spesa per interessi. Il primo scenario prevede uno shock sullo spread di 100 punti base su tutta la curva dei rendimenti a partire da gennaio scorso e fino al 2020. Già nel 2018 la spesa per interessi aumenterebbe di 1,8 miliardi, 4,5 miliardi l’anno prossimo e 6,6 miliardi nel 2020. Lo shock di 100 punti si è materializzato a fine maggio e quindi il maggior onere per l’anno in corso sarà inferiore.

Uno shock da 200 punti base (dunque in area 300 punti) comporterebbe un impatto doppio. Quindi per il 2019 la spesa per interessi aumenterebbe di circa 9 miliardi (quasi un reddito di cittadinanza) per superare i 13 miliardi nel 2020.

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