Spiragli per le PMI del Mezzogiorno ma resta il nodo del credito

(Teleborsa) – Le imprese del Mezzogiorno sono un una delicata fase di transizione e permangono alcune criticità, ma il tessuto imprenditoriale è più robusto ed il clima economico più sereno, anche se ancora lontano dai livelli pre-crisi.

E’ questo in estrema sintesi il resoconto del Rapporto PMI Mezzogiorno di Confindustria, pubblicato oggi, da cui emerge che la crisi economico-finanziaria sembra ormai alle spalle e la ripresa già avviata, anche per le imprese del Sud.

Restano alcune peculiarità: le imprese del Sud sono prevalentemente piccole e frammentate (nell’89% dei casi non superano i 9 addetti) ed anche le società di capitali sono perlopiù di piccolissima dimensione (solo 25 mila possiedono i requisiti europei per essere qualificate come PMI).

In questo contesto, la crisi economica ha svolto un ruolo di selezione darwiniana, che ha portato all’estinzione di quelle economicamente più deboli ed inefficienti. Le imprese “sopravvissute” hanno dovuto intraprendere un percorso faticoso di ristrutturazione. I fallimenti fanno registrare la prima decisa inversione di tendenza dal 2007 (-23% tra 2014 e 2015)

Accanto alle imprese che hanno resistito alla crisi, stanno proliferando molte imprese innovative (startup), che rappresentano un quinto del totale nazionale.

Vi sono però anche delle criticità, in particolare relativamente alla liquidità ed al credito: l’elevata dipendenza dalle banche per ottenere liquidità resta uno dei principali motivi della vulnerabilità del sistema imprenditoriale meridionale: la probabilità di default rimane significativamente maggiore tra le PMI più dipendenti dalle banche.

Quanto alle prospettive, secondo Confindustria e Cerved, le PMI meridionali dovrebbero veder crescere nel 2016 sia il proprio fatturato (+2,8%) sia il proprio valore aggiunto (+4,1%). Analogo miglioramento dovrebbero vedere i margini (Mol +6,7%) e la redditività del capitale investito (Roe 6,4% dal 5,6% del 2013). Una tendenza al miglioramento dei principali indicatori economici, che dovrebbe continuare anche nel 2017. tura.

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