SPID, utenze attive arrivano a 26,1 milioni. L’utilizzo resta limitato

(Teleborsa) – Hanno raggiunto un totale di 26,1 milioni le identità SPID rilasciate alla popolazione italiana a fine ottobre (erano 12,2 milioni a ottobre 2020), con oltre 431 milioni di accessi nel corso dell’anno (il triplo rispetto a un anno fa). È quanto emerge da un rapporto dell’Osservatorio Digital Identity della School of Management del Politecnico di Milano, dove si evidenza che ormai un maggiorenne su due possiede un’identità SPID, il 43% degli italiani. La crescita delle identità digitali non riguarda solo SPID: il 99% degli utenti Internet italiani ha almeno un profilo identificativo per l’accesso online e il 97% possiede almeno un’identità certificata (fra credenziali di home banking, SPID e carta d’identità elettronica CIE). I sistemi di identità digitale più diffusi sono il social ID (posseduto dal 91%) e l’home banking (87%), mentre 24,7 milioni di italiani sono in possesso della CIE.

: solo il 5% degli utenti usa la CIE più volte alla settimana e solo il 15% SPID, contro il 41% che usa l’home banking con la stessa frequenza. Una delle principali ragioni, secondo il rapporto, è un portafoglio di servizi accessibili ancora limitato, con le PA che hanno appena concluso lo switch off delle credenziali proprietarie imposto dal DL Semplificazioni e le imprese private ancora più indietro: a fronte di 9.081 enti pubblici che hanno integrato SPID e 1.790 che hanno adottato CIE, sono solo 59 le aziende nel circuito SPID e 3 in CIE.

La necessità di andare oltre la fase emergenziale

“La pandemia continua a spingere la diffusione dei sistemi di identità digitale, rendendoli sempre più centrali nella vita dei cittadini. Ma c’è il rischio concreto che questa corsa si esaurisca con il graduale ritorno alla normalità”, ha commentato afferma Giorgia Dragoni, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity, aggiungendo che l’identità digitale non deve essere più vista “come una scelta obbligata per accedere a servizi basilari durante l’emergenza ma come un volano per accelerare la trasformazione digitale del paese”.

I servizi pubblici, da soli, non possono trainare la crescita necessaria per raggiungere nel 2026 il 70% della popolazione in possesso di identità digitale certificata, come previsto dal PNRR”, ha osservato Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity. Secondo Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity, “non possiamo aspettarci che la crescita dell’identità digitale in Italia continui con lo stesso ritmo sostenuto degli ultimi mesi senza trovare nuovi meccanismi di sviluppo” e che “serve una sistematica strategia di coinvolgimento e una chiara proposta di valore per il mondo privato“.

Le statistiche di SPID

Oltre l’87% dei giovani tra i 18 e i 24 anni è un utente SPID, ma lo è solo il 34% dei 65-74enni e appena il 14% degli over 75. Il Nord Ovest è l’area con la maggior percentuale di utenti rispetto alla popolazione, il 55%, seguito dal Centro con il 54%, dal Sud e Isole con il 45% e dal Nord Est con il 44%. Le regioni più virtuose sono Lombardia e Lazio, dove il 60% dei cittadini è registrato, mentre in Molise, Sardegna e Calabria a stento si raggiunge il 41% di utenti. Le donne sembrano leggermente più propense ad attivare SPID e rappresentano il 51% del totale degli utenti del sistema.

Lo studio dell’Osservatorio Digital Identity mostra la crescita dell’effettivo uso di SPID. Nel primo semestre dell’anno l’incremento è stato pari al +10% mese su mese, +5% nel terzo trimestre, con il picco di 58,8 milioni di accessi in un solo mese raggiunto a ottobre. Nel 2021 ogni utente ha effettuato in media 17 accessi con SPID, contro i 9 accessi medi per utente del 2020, e i servizi maggiormente utilizzati sono stati quelli offerti da INPS, app IO e Agenzia delle Entrate.

I cosiddetti “heavy users” (coloro che utilizzano i sistemi di identità digitale più volte alla settimana), sono ancora una minoranza: il 15% nel caso di SPID, il 5% nel caso di CIE, mentre salgono al 41% se si guarda alle credenziali home banking. La maggior parte dei possessori di identità digitali le utilizza poche volte l’anno o alcune volte al mese (medium users): il 71% per SPID, il 65% per CIE e il 51% per l’home banking. Una parte non trascurabile degli iscritti è invece ancora “dormiente“, ovvero costituita da utenti che utilizzano SPID (14%), CIE (30%) e home banking (8%) solo sporadicamente o non le usano affatto.

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