L’Italia userà un software dell’FBI per il caso “Ponte Morandi”

A cosa servirà il nuovo software che verrà presto acquistato per far luce sul crollo del ponte di Genova?

Genova, 14 agosto 2018: una giornata come tutte le altre e dove il ticchettio dell’orologio viene scandito dall’incessante pioggia che batte sull’asfalto.

Mancano meno di 24 ore a ferragosto e sono in tanti a spostarsi: c’è chi percorre tutti i giorni quella strada con la propria auto, chi invece attraversa quel ponte per la prima volta. In tutta la sua imponenza, il ponte Morandi di Genova, in piedi dal 1967, viene giù emettendo un boato e portando con sé tutto quello che sosteneva in quel momento.

Sono trascorsi oltre due mesi da quel tragico evento che ha sconvolto gli animi degli italiani. E mentre avanzano numerose le ipotesi sulle cause che potrebbero aver portato al crollo, si sta cercando di mettere su un progetto per la realizzazione di un nuovo ponte.

Per il crollo – che ha procurato la morte di 43 persone e numerosi affollatiè stata aperta un’inchiesta che ha tutta l’aria di essere non solo tortuosa, ma anche lunga. La procura di Genova è già all’opera nella raccolta di dati, informazioni e quant’altro possa essere utile ai fini delle indagini. Ad oggi, il materiale raccolto ammonta a circa 60 terabyte e comprende ogni tipologia di documento, incluse chat e mail.

Ogni dato infatti può essere determinante e nulla può essere trascurato. Tuttavia, una volta terminata la fase di raccolta del materiale, si renderà necessaria la ricerca di una correlazione tra quanto recuperato. Sessanta terabyte costituiscono una grande mole e per questo motivo, come sottolineato dal procuratore di Genova, Francesco Cozzi, gli inquirenti hanno deciso di interpellare chi da decenni, cerca correlazioni tra milioni di file. E proprio per questo motivo, è in trattativa l’acquisto di un software dell’FBI grazie ai fondi del tribunale di Genova, pronto a stanziare circa mezzo milione di euro per la causa.

Si tratta di un software che fa utilizzo di un algoritmo particolarmente complesso e di un hardware. L’obiettivo è quello di incrociare tutti i dati raccolti sino ad ora – compresi quelli prelevati dai server di Autostrade e dai dispositivi elettronici sequestrati – con la documentazione tecnica, con i pareri dei consulenti che hanno fornito delle valutazioni sullo stato del viadotto, ma anche con tutto il materiale acquisito al Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Val D’Aosta e Piemonte e alla Spegea Engineering.

L’investimento su questo software è stato attentamente valutato: seppure, nella sua prima fase sembrerà oneroso, è pur vero che resterà di proprietà della Procura e potrà essere utilizzato anche in seguito per altre inchieste. Cozzi, coadiuvato dai tecnici informatici della polizia giudiziaria, ha infatti preferito questa opzione, piuttosto che investire in una consulenza, che avrebbe richiesto comunque un investimento monetario importante. Le aziende che forniscono questo tipo di software sono attualmente due, una si trova in Canada e l’altra in Australia.

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