Società di Stato, una ricchezza per il Paese nel rilancio post Covid

(Teleborsa) – Le società a controllo pubblico, le cosiddette società di Stato, sono una ricchezza per il Paese ed un serbatoio occupazionale. Si tratta di aziende, spesso leader a livello mondiale, che operano in settori strategici – energia, meccanica, aerospazio, telematica, trasporti e ambiente – e che avranno un ruolo fondamentale nel rilancio dell’economia italiana post Covid.

Il Rapporto “Le partecipazioni dello Stato. Analisi dei bilanci delle Società industriali e di servizi” elaborato dal Centro Studi CoMar prende ad esame 32 società industriali e di servizi controllate dallo Stato, direttamente attraverso il Ministero Economia e Finanze o indirettamente attraverso Cassa Depositi e Prestiti, nel triennio 2017-2019.

A fine 2019, il loro fatturato è stato di 241, 4 miliardi di euro, gli utili hanno superato i 26,8 miliardi, gli investimenti vicini ai 35 miliardi, con 471.284 dipendenti; nota negativa, i debiti finanziari, oltre i 156,3 miliardi. Considerando tutte le imprese con più di 250 addetti, le 32 partecipate statali rappresentano quasi un quarto dei ricavi totali ed il 10% degli occupati.

Il Rapporto conferma la rilevanza delle holding di stato anche restringendo il campo alle 11 Società quotate: Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo, Italgas, Poste Italiane, Saipem, Snam, STMicroelectronics, Terna. Per 3 di esse – Enav, Fincantieri, Poste Italiane – lo Stato ha una partecipazione superiore al 50%, mentre per altre quattro – Enel, Eni, Leonardo, Terna – la partecipazione è al massimo al 30%. Alle 11 Società quotate, si devono poi aggiungere 2 Società con strumenti finanziari quotati: Ferrovie dello Stato Italiane e Rai.

Al 30 novembre, la loro capitalizzazione era di 168,4 miliardi, equivalenti al 28,1% dei 598 miliardi del valore di tutta la Borsa, con le sue 371 Società quotate complessive.

Il fatturato complessivo nel 2019 è stato di 241,4 miliardi di euro, sostanzialmente stabile (-636,9 milioni di euro -0,26%) rispetto al 2018, ma in aumento di 13,6 miliardi, il 6% in più sul 2017. Oltre i tre quarti (77,7%) è realizzato nell’energia, seguito dall’11,8% della meccanica, dal 7,9% nei trasporti e telecomunicazioni, con quote di poco superiori all’1% per editoria, spettacolo, sport e per l’ict o dello 0,003% per ambiente e territorio o per servizi alla P.A..

Il margine operativo netto è stato di 26,8 miliardi di euro; anche qui sostanzialmente stabile rispetto al 2018, ma in deciso aumento (+24%) rispetto al 2017. Di conseguenza, il rapporto tra margine operativo netto/fatturato è rimasti fermo all’11,1% (era al 9,5% nel 2017).

Crescono i debiti finanziari, che si sono incrementati del 12,2% (+17 miliardi) e del 20,2% (oltre 26 miliardi) nel triennio. Il rapporto tra debiti finanziari e fatturato è stato del 64,8% nel 2019, ormai stabilmente superiore al 55%;

Anche gli addetti, tra 2018 e 2019, sono fermi sui 471.000, ma in crescita di oltre 13.600 Unità (+3%) sui 457.000 del 2017. Il fatturato per dipendente è stato di 512mila euro nel 2019, piatto sui 514mila del 2018 ed in aumento sui 498mila del 2017;

Per quanto riguarda le classifiche delle singole aziende, pur considerando la diversità dei rispettivi settori di appartenenza, con riferimento ai bilanci 2019: le società con il migliore rapporto MON/fatturato sono Snam, Terna, Infratel, Italgas, Ipzs; le società con il migliore rapporto “fatturato per dipendente” risultano Gse, Eni, Studiare Sviluppo, Enel, Snam; le società con il migliore rapporto debiti/fatturato sono Sport e Salute, Ipzs, Sogei, Gse, STMicrolectronics.

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