Smart city, Celata (ENEA) racconta come sarà la città del futuro

(Teleborsa) – Una città smart sarà un luogo in cui vivere sarà più facile, dove l’energia sarà controllata in modo intelligente, sia quella pubblica che quella privata, dove i materiali di scarto diventeranno una risorsa per un nuovo utilizzo e dove le auto inquineranno di meno. E’ quanto ha spiegato, in una intervista a Teleborsa, Gian Piero Celata, Direttore Dipartimento Tecnologie Energetiche di ENEA, parlando di smart city, economia circolare ed e-car.

Si parla molto di smart city ma cosa si intende con questo termine? Quali sono i pilastri della città del futuro?

Smart city è un termine molto usato, che vuol dire tante cose. Una città smart dovrebbe essere una città intelligente, una città
che consente al cittadino di vivere meglio la sua vita, per esempio un’illuminazione che costi poco“.

“Significa innanzi tutto avere un’illuminazione intelligente, perché i costi dell’energia elettrica per l’illuminazione pubblica sono una delle più voci più importanti dei bilanci comunali. Ad esempio, in una strada non estremamente trafficata, si può ridurre l’illuminazione con dei sensori e con delle telecamere, che monitorano quanti veicoli passano, quante persone passano. Tutto ciò nel rispetto della sicurezza, in quanto al di sotto di una certa intensità luminosa non bisogna scendere, altrimenti poi si si rischia di avere problematiche di altro tipo”.

“Occorre poi fare di più, ad esempio un monitoraggio degli edifici minori in termini energetici, per spiegare perché un edificio sta consumando di più rispetto a un altro, considerando quindi una rete di edifici. Capita spesso ad esempio che, in alcuni edifici, ci siano delle persone che hanno più freddo di altre, quindi accendono la stufa elettrica e la lasciano accesa durante la notte. Questo provoca dei consumi assolutamente non dovuti, ma anche dei rischi, perché poi questi apparecchi stando accesi troppo tempo rischiano di prender fuoco e creare problemi di sicurezza”.

“Smart city è anche social community, cioè vivere meglio la città, come muoversi, cosa si può fare, cosa si può vedere e quindi una sorta di Facebook cittadino, dove ci si ritrova, ci si incontra e si è in grado di comunicare e vivere meglio la città”.

Parlando di smart city non si può non pensare anche all’economia circolare. Quali sono gli esempi virtuosi ed a che punto siamo in Italia?

L’economia circolare è qualcosa di cui si sta parlando da poco tempo, ma credo che sia molto importante, proprio perché tendiamo molto verso l’usa e getta, invece il recupero di materiali, il recupero di attrezzature, la second life di altre attrezzature, ad esempio delle batterie, è molto importante”.

Enea da questo punto di vista è molto avanti, il Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali è il riferimento italiano in ambito europeo per l’economia circolare. E’ fondamentale per la transizione energetica, cioè il processo di decarbonizzazione dell’economia., andando a ridurre le emissioni e quindi a mitigare e, se possibile, invertire il trend dei cambiamenti climatici“.

Nella città del futuro un ruolo chiave avranno anche i trasporti. In quale posizione sarà l’auto elettrica?

Idealmente sarebbe la soluzione migliore, perché ovviamente le grandi città sarebbero più pulite. Non dico totalmente pulite perché sappiamo che ad esempio quando si parla di polveri sottili una significativa parte deriva dal riscaldamento a pellet, che dà un contributo importante, però la macchina elettrica risolverebbe questi problemi”.

“Certamente dobbiamo fare in modo che l’energia elettrica che noi utilizziamo per usare il veicolo elettrico sia prodotta da fonte
rinnovabile e non a carbone, perché altrimenti spostiamo solo il problema da un’altra parte”.

“La transizione è inevitabile, oramai si andrà in quella direzione, tutte le case automobilistiche hanno oramai macchine elettriche nel loro programma di produzione, molti le hanno già attivate, per esempio Mercedes per ogni modello che produce, un tipo è puramente elettrico. La transizione però sarà lunga, perché il problema grosso sono le infrastrutture di ricarica, che evolvono rapidamente e migliorano nel tempo, quindi c’è il rischio di installare attrezzature che poi dopo poco tempo diventano obsolete e vanno sostituite, con un costo a carico della collettività che può non essere trascurabile”.

Nel mezzo ci sono i veicoli ibridi, sia gli ibridi puri che plug-in, che consentono una importante riduzione delle emissioni: un veicolo ibrido tipicamente in città va al 50% in elettrico e quindi significa che ha la metà delle emissioni e il doppio del rendimento del carburante che viene utilizzato. Il veicolo ibrido plug-in è ancora più importante nell’uso cittadino, perché è ricaricabile solo per una parte, con una percorrenza media di 60-70 chilometri, che per chi guida la macchina in città significa sicuramente tutta la giornata, ma addirittura più giorni, perché gli spostamenti in città non superano mai 10-15 chilometri al giorno”.

Appunto la realizzazione della e-car incontra due ordini di problemi: il primo come ha già anticipato è la realizzazione di una infrastruttura che sia quanto più capillare, l’altro appunto anche e le batterie. A che punto siamo noi?

“Si sta lavorando. Per quanto riguarda le infrastrutture di ricarica devono essere capillari, ma devono essere anche veloci o quantomeno in funzione di quelle che sono le esigenze. Chiaramente conta relativamente avere una colonnina di ricarica velocissima nel proprio garage, dove si ricarica durante la notte, mentre per le infrastrutture di ricarica per viaggi all’esterno della città, occorre avere soluzioni consentano una ricarica in tempi relativamente brevi. Sul tratto Roma-Milano non ci si può fermare due volte per un’ora o un’ora e mezza per ricaricare, quindi bisogna andare su soluzioni diverse. C’è tutto un mondo su cui si sta lavorando in questa direzione”.

“Parlare di ricarica rapida significa non lavorare soltanto su un’infrastruttura, ma anche sulla batteria, che deve avere una gestione molto accurata, poiché il processo di ricarica dà luogo a riscaldamento, per cui deve essere progettata per acquisire tanta energia in poco tempo. Bisogna quindi lavorare in parallelo su sistemi di ricarica che sono sempre più veloci e su batterie che sono in grado di
acquisire l’energia in tempi sempre più brevi”.

“Il mercato sta partendo e quindi presumo che nel giro di pochi anni ci sia un’evoluzione estremamente importante in questo settore, soprattutto i costi delle batterie vediamo che nel giro di 3-4 anni si sono quasi dimezzati. C’è un trend in questa direzione e quindi credo che nel giro di 10 anni il numero di veicoli elettrici o comunque plug-in sarà estremamente estremamente ampio”.

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